Nuove dipendenze, c’è anche quella da lavoro

Pubblicato: 3 gennaio 2011 in Notizie su sostanze e dipendenze
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Nell’ampio e complesso mondo delle dipendenze, che non nascono solo dal rapporto problematico con determinate sostanze (alcol, tabacco, droghe illegali, farmaci ecc.), gli studi degli ultimi anni hanno indicato, solo per citarne alcune, la Internet Addiction o dipendenza dal Web (e più in generale dalle nuove tecnologie), lo shopping compulsivo, la dipendenza dal gioco d’azzardo e molte altre. Nella nostra società, in cui il fattore stress sembra incidere sempre più pesantemente sulla salute, non possono certo mancare quelli che gli anglosassoni chiamano workaholics, ovvero i dipendenti da lavoro. Ossessionate dalla propria attività, alcune persone arrivano a sacrificare quasi completamente il proprio tempo libero, dimenticando relazioni, affetti familiari, distrazioni e hobby, per lavorare continuamente ed instancabilmente. Perennemente connessi al proprio pc, o legati al cellulare, o semplicemente ansiosi di finire a tutti i costi un lavoro iniziato in settimana e non terminato prima del weekend, i workaholics divengono schiavi di un senso del dovere patologico, di uno stakanovismo nel nome del quale si sacrifica tutto il resto. Le conseguenze sono facilmente prevedibili: cambiamenti di umore, irritabilità, insonnia, difficoltà e peggioramenti nelle relazioni interpersonali e familiari. Più o meno gli stessi sintomi che si presentano con altre forme di dipendenza. Come combattere il workaholism?  Cercando di staccare la spina ogni tanto, provando a riposarsi,  ritagliarsi momenti di sana e sincera evasione. Forse, ogni tanto, anche vivendo disconnessi dai tanti dispositivi che ci circondano quotidianamente.

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Commenti
  1. Luca De Martino scrive:

    Dipendenze non dico di non averne (quella dal suonare la chitarra, divento proprio nervoso se non suono, è la mia ‘sigaretta’ quotidiana) però dal lavoro mi sembra una cosa assurda. Non per discriminare ma secondo me questa cosa se ne risente di più nei paesi sviluppati in un modo diverso dal nostro, come negli USA se si vede la famosa Wall Street c’è gente che ci passa veramente una infinità di tempo dietro ad azioni e finanza. Secondo te si potrebbe vedere la dipendenza dal lavoro come una ossessione per i soldi?

  2. marcovag scrive:

    Potrebbe anche essere un’ossessione per il guadagno, non lo escludo. Però a volte si tratta del lavoro “arretrato” o presunto tale che invade il tempo libero: il lavoratore arriva a continuare la sua attività da casa, o nel weekend, ossessionato dall’esigenza di finirlo, pur sapendo che molto spesso quelle non sono neppure ore pagate come straordinari (o almeno lo sono molto raramente, credo possano esserlo solo nel telelavoro o qualcosa del genere). Più che altro secondo me nasce da un’esigenza di una buona performance, dall’ossessione del dimostrare a tutti i costi la propria iper-efficienza, che è un po’ il criterio con cui tutti veniamo giudicati nel mondo di oggi.. pensa solo al linguaggio delle pubblicità e ai vari integratori/medicinali che ci propinano per essere sempre al top e non fermarci mai!

  3. GinPolo scrive:

    Io sono dipendente da lavoro, nicotina e viceversa! Non si sa quanto sia innoqua e tendenzialmente sono una persona diffidente dai rimedi alternativi, ma come fumatore incallito, nella scelta di quello che potrebbe essere un “male minore”, fumo questa sigaretta elettronica da un anno e mezzo http://www.vaporeblu.it Ho recuperato fiato, non ho più la gola infiammata, la tosse é sparita! Adesso non mi resta che convincere mia madre a cambiare perché l’esperienza é nettamente inferiore alla sigaretta tradizionale, ma é efficace!

    • Marco Vagnozzi scrive:

      Sulle sigarette elettroniche personalmente sono un po’ scettico, specialmente su quelle contenenti nicotina, che certo non eliminano la causa fisica principale della dipendenza (la nicotina appunto, come sostanza psicoattiva). Trovo anche condivisibile la scelta di proibirla ai minori, anche perché sembra stia emergendo che a livello medico vi siano alcune controindicazioni. Va poi detto che per molti la sigaretta elettronica almeno finora non è stata un’occasione per smettere di fumare, ma un fenomeno di moda o, peggio ancora, una scusa per fumare anche negli spazi chiusi, visto che sino a poco tempo fa la si poteva utilizzare sui mezzi pubblici (ora non più, almeno sui treni) e in altri ambienti.

  4. maura falocco scrive:

    sfido a diagnosticare la dipendenza da lavoro. Io che sono poco favorevole a inquadrare dentro una diagnosi patologica un comportamento ma più predisposta a osservare se e come un comportamento può essere disfunzionale o meno al benessere della persona, approfondirò questo problema, interessante.

  5. Marco Vagnozzi scrive:

    Si parla di workaholics per indicare persone che non riescono a staccarsi in alcun modo dal proprio lavoro. Non sono però sicuro se si tratti di vera e propria dipendenza o di un comportamento disfunzionale: di certo è vero che viviamo in una “società delle dipendenze” o se preferisci del malessere, dove molti comportamenti socialmente accettati o promossi sono in realtà comportamenti pericolosi o dannosi per l’individuo. Dietro al workaholism c’è un’ossessione per la performance che purtroppo è uno dei più forti pseudo-valori su cui si basa la società contemporanea.

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