Le rockstar a favore della droga

Pubblicato: 23 gennaio 2010 in Notizie su sostanze e dipendenze
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Visto che da un po’ di tempo nel nostro lavoro si sta parlando di rappresentazione sociale del fenomeno-droga, ovvero di come persone diverse aventi ruoli diversi nella nostra società (genitori, studenti, istituzioni scolastiche, mass media ecc.) ragionano e si comportano riguardo all’assunzione di sostanze (in questo caso illegali), volevo proporvi una serie di riflessioni, che ho ricavato da un articolo de “La Stampa” online. Si tratta di dichiarazioni rilasciate da diversi personaggi famosi del rock a proposito delle sostanze stupefacenti. Che ne pensate?

Noel Gallagher (Oasis): “Ai ragazzi direi: prendete tutto, provate. Le droghe sono un’invenzione favolosa, una figata! Io non capisco chi non si droga! Chi dice di non averlo mai fatto in vita sua e’ un fottuto idiota! Che gusto c’è a essere in una rockband se non vai in orbita? Mentre ero fatto, ho avuto le conversazioni più brillanti e le idee migliori della mia vita!”.

Lily Allen: “Fate provare la droga ai vostri figli. L’unica versione che si da è che   se fai uso di droghe ti ucciderai o diventerai un poco di buono, ma non è così.   Conosco tante persone che assumono cocaina tre notti a settimana e si svegliano il mattino dopo per andare al lavoro senza nessun problema!”.

Joss Stone : “Le droghe sono divertenti. Sono convinta che l’alcol sia molto più dannoso della marijuana”.

Keith Richards (Rolling Stones): “Non c’è niente di male, la parte migliore poi è quando al risveglio ti rendi conto di esserti veramente divertito”.

Marylin Manson “Prendiamo tutti la droga e staremo bene”

commenti
  1. Luca De Martino scrive:

    Suonano in un gruppo rock posso benissimo dire che non serve della droga per divertirsi, anzi credo che potrebbe solo che rovinare il divertimento. In ogni caso è normale che questi artisti la sostengano, sono nati scemi e agiscono da scemi.

  2. marcovag scrive:

    Lascerei perdere, tra tutte, le dichiarazioni di Manson, che è sempre stato e sempre sarà un provocatore.. quindici anni fa strappava le Bibbie per dare scandalo, poi ha fatto un disco più introspettivo come Holy Wood, insomma probabilmente non ha mai pensato neanche la metà delle cose che ha detto.

    Più di tutto mi preoccupa quel che dice Lily Allen, che tra l’altro ora come ora è seguitissima ed in pratica giustifica il consumo di cocaina come assolutamente normale. La Allen però non dice una cosa: probabilmente la gente che conosce lei e che assume coca lo fa proprio per lavorare e gestire ritmi di vita sempre più frenetici e di per sé stressanti!
    Quanto a Joss Stone, a mio parere non sbaglia del tutto, perché di fatto l’alcol provoca più morti della marijuana (questo è confermato dalle statistiche) anche se non necessariamente “è più dannoso”. Dipende dalla quantità e dalla frequenza con cui la sostanza si assume..

    Ci deve essere da qualche parte, nello stesso articolo da cui ho ricavato queste dichiarazioni, anche una frase di Billy Joe dei Green Day; tra l’altro, forse non lo sapevate, ma il “Giorno Verde” che dà il nome alla band è un chiarissimo riferimento alla marijuana.. Anche Billy Joe esalta il consumo di droga, un po’ come Gallagher, dicendo che giova alla produzione di buona musica. Si potrebbe rispondere che ci sono fior fior di artisti che senza assumere droga hanno scritto e scrivono ottime pagine di musica. Anche nel punk che piace molto ai Green Day. Mentre ci sono altri che, per le sostanze, ci hanno lasciato le penne, e non sono pochi, sia tra gli adepti del “sex, drugs and rock’n roll” come Hendrix, Janis Joplin, Morrison ecc. , sia tra i profeti del “No future” come il bassista Sid Vicious..

  3. Luca De Martino scrive:

    Ma i Green Day fanno ridere, sono un gruppo ormai completamente commerciali a cui basta guadagnare 50 spiccioli in più al mese a qualunque costo. Poi quella che senza prendere droghe non si fa buona musica è un luogo comune assolutamente stupido, BB King non ha mai preso niente ed è forse il grande bluesman mai esistito, John Lee Hooker neanche, Roberto Johnson aveva solo il problema dell’alcool, Eric Clapon mai preso niente… E si parla di persone che hanno scritto la storia della musica (non quella cosa chiamata tecno o cmq tutta la musica fatta con un pc). E mi fa anche arrabbiare il fatto che si fanno risaltare solo i cantanti rock anni 60, ma dei dj moderni (che credo che al giorno d’oggi siano quelli che assumano più droghe in assoluto) o anche cantanti italiani che si fanno come tutto e bevono come delle spugne, ma essendo italiani e facendo musica come la chiamo io ‘popolare’ non se ne parla, come delle dipendenze di DeAndrè non se ne parla mai e si fa passare per santo, poi si nomina Hendrix e si parla di un drogato alcolizzato del cavolo… Non ha senso… SOno tutti stereotipi: de andrè era italiano e faceva musica italiana e quindi era pulito come un bimbo, e si sa benissimo che pure lui si faceva per bene… Sono riflessioni che non si fanno, e mi sa che chiederle a un italiano è quasi impossibile visto che si vive negli stereotipi…

    L’unica cosa per cui mi dispiace è la frase di Keith Richards, ma era da aspettarselo…

    • marcovag scrive:

      su De André posso dire che beveva, e non poco, ma droga sinceramente non credo. Per il resto, sul fatto che esistano anche molti pregiudizi è vero, come è vero che si parla meno di altri cantanti italiani ben più popolari che fanno uso di sostanze

      • Luca De Martino scrive:

        Che io sappia De Andrè fumava veramente tanto infatti se non ricordo male è morto per un cancro ai polmoni… Ma non mi ricordo. Per il bere era completamente dipendente

  4. Federica Affannato scrive:

    Certo che per dire “fate provare la droga ai vostri figli. L’unica versione che si da è che se fai uso di droghe ti ucciderai o diventerai un poco di buono, ma non è così” bisogna essere completamente fuori di testa.. Ma credo che tutte le persone dello spettacolo la pensino in questo modo perchè in certi ambienti o ti droghi o sei fuori.. E per paura di perdere fama e notorietà sono disposti ad assumere qualsiasi cosa, mentre qualcun’altro gli rifila la favola che la droga non è dannosa.. Che poi alcuni di questi personaggi famosi affermino che senza droga non ti diverti lo trovo davvero il culmine della stupidità e dell’ignoranza.. Per divertirsi basta poco, ma se lo devi fare rimettendoci la salute sei solamente un perdente.. certe stupidaggini mi fanno davvero arrabbiare!!

  5. marcovag scrive:

    x Luca: beh sì sul fumo hai ragione da vendere.. io pensavo ti riferissi a droghe illegali..

    x Federica: è vero che a certi livelli lo spettacolo, specie in tempi recenti, offre esempi di persone che fanno uso abituale se non addirittura abuso di droga (senza contare quelli di cui pubblicamente non si parla o che non suscitano scandali, ma magari si fanno lo stesso). Tuttavia non si può nemmeno dire che lo facciano proprio tutti, anche se la retorica dell’uso di sostanze per potersi divertire e risultare “vincenti” purtroppo è ancora molto in voga

  6. william biraghi scrive:

    una cosa del genere detta da una persona del genere ci fa capire come ci si riduca a farne uso in fatti l’unica cosa che ci da veramente divertimento è l’amicizia degli amici e l’amore della famiglia (forse troppo sentimentale)🙂

  7. vincenzo andraous scrive:

    E’ LA DROGA IL MAGGIORE DISTRUTTORE DI IDENTITA’

    Non si parla più di droga, del suo consumo sempre più smodato, degli innumerevoli utenti al fior di latte, degli altri dal folto pelo sullo stomaco.
    Non se ne parla e basta, e se proprio siamo obbligati dal chiacchiericcio, lo facciamo quando qualcuno ci lascia le pelle, oppure quando un personaggio assai famoso, confessa di farne uso per i motivi più disparati, mentre si tratta unicamente di un consumo disperato che diventa disperante.
    Se ne parla per “colpa” di qualche famoso che dialoga spesso agli altri, quasi mai a se stesso, oppure per qualche sfigato che rimane a terra, esalando un rantolo che somiglia a un crack, siamo bravissimi ad arrabbiarci, scandalizzarci, quando riteniamo sorprendente il comportamento di un nostro “eroe”, ma sul problema vero dell’uso e abuso, della accessibilità ad ogni angolo di strada, facciamo come gli struzzi, e affermiamo di non conoscerne il dramma, mentre ognuno di noi, adulti-genitori-educatori, potrebbe scrivere un trattato sul pericolo che ne deriva e affonda gli artigli sulla carne dei nostri figli.
    Drogarsi è reato, ma dentro una corresponsabilità collettiva, per fare comprendere che tutte le droghe fanno male, approcciamo una comunicazione tanto urgente e delicata, con la domanda: cosa bisogna dire e cosa fa più paura a un giovane?
    Trattare la questione droga equivale a parlare di morte del cuore, della testa, dei polmoni, della sparizione vera e propria di intere generazioni. E’ incredibile come all’abitudine del “calare giù” normale e in bella mostra, al consumo in grande quantità, dalla discoteca alla festa in casa, dall’oratorio all’ufficio, dal fine settimana vissuto da leoni, non siamo preoccupati da questa vita piegata dal disprezzo della morte, dove permane la convinzione di riuscire a esorcizzarla, come se la paura fosse un misero espediente per rimuovere l’angoscia d’impotenza, attraverso la cultura d’evasione, che produce atteggiamenti nullificanti..
    Non è con la ricerca di parole che spaventano, il terrorismo dialettico, l’imposizione della filippica nazional popolare, che sarà possibile mettere mano all’inquietudine dei giovani, alla loro fragilità quotidiana. Occorre ridurre il rischio di incappare nelle etiche e morali d’accatto, che durano una trasmissione, un incontro e una convention ben pagata, forse è necessario dare di più e parlare di meno, fare di più per quelle comunità di recupero sul campo da decenni a combattere, a resistere, a consegnare strumenti di aiuto verso chi è imbavagliato dall’inganno delle droghe tutte.
    Forse è il caso di dare sembianza e storia alla morte, alle troppe morti che ci portiamo dentro, che abbiamo intorno, forse occorre raccontare la nostra storia personale, quella rapinata di ogni dignità a causa della roba, la nostra storia personale di sconfitti-sopravvissuti-miracolati dalle mani tese, spesso sconosciute, che ci sono venute incontro.
    Non è più tempo di elargire ulteriori fragilità, ma di affermare che la droga non lenisce la depressione, rimane il maggiore distruttore di persone, di identità, conduce dalla malattia al suicidio, e quando l’inganno è nudo, c’è la morte ad attendere al varco, e la morte fa sempre paura, soprattutto a chi pensa di non averne.

    • marcovag scrive:

      ti ringrazio per le tue splendide parole, che ritengo veramente illuminanti e preziose per il lavoro che cerco di portare avanti qui sul blog e per il mio impegno quotidiano come educatore nelle scuole e a fianco dei ragazzi. Mi ha colpito molto il tuo richiamo al “disprezzo della morte” che, ahimé, rimanda ad epoche storiche davvero terribili e verso le quali sento, tante volte, il rischio di scivolare. Hai ragione anche sul fatto che l’inquietudine, questo male oscuro della nostra “società dell’incertezza”, per citare Bauman ed altri, non si può fronteggiare con ulteriori shock visivi o verbali, che destano e rinvigoriscono nuove paure.

      Credo sia importante far leggere il tuo intervento ai ragazzi, anche a coloro che non leggono quotidianamente questo blog, perché a mio avviso susciterebbe più di una riflessione

  8. vincenzo andraous scrive:

    LA LIBERTA’ QUESTA SCONOSCIUTA

    Collaborando a una tesi di laurea in sociologia, lo studente mi ha chiesto: cos’è la libertà?
    Sarebbe facile intendere la libertà nell’esser sempre me stesso ( a parole è facilissimo, assai meno nei comportamenti quotidiani ), nel rifiuto degli interessi che soffocano gli altri, nel non tradire gli altri, e soprattutto me stesso.
    Tanti anni sono trascorsi per comprendere che essere una persona libera, significa vivere una parte di vita nuova, nuovamente mia, affinché il gioco delle maschere indossate e esibite solamente per celarsi abbia a cessare, prerequisito per ogni futura scelta di qualunque possibile libertà.
    Lo studente non molla la presa, mi chiede ancora : cos’è la libertà, come definirla, e come agguantarla? Essere una persona con in mano il senso della libertà, presuppone un lavoro e un impegno che non è quantificabile negli anni che uno si porta appresso, nelle spalle ricurve, nelle cicatrici che segnano la carne, piuttosto la risposta sta in quell’albero della gomma nelle foreste pluviali: tagliando la corteccia a spirale, raccoglierne in un secchio la resina.
    Così occorre raccogliere nelle pagine che si scrivono con cuore leale, i propri tagli, affinché non diventi una pratica consumistica la scorciatoia, l’ammenda più repentina e facile da ripararsi.
    Cos’è la libertà? Persino dentro una cella, un uomo detenuto, una persona costretta dalla costrizione, apprende questo valore, al prezzo di un lungo e doveroso viaggio di ritorno, lento e sottocarico ( per usare le parole di un carissimo amico scrittore, che mi ha spiegato quanto l’ebreo ne sappia in tema di libertà e perdono), perché davvero il rischio di perderla è sempre incombente, c’è sempre qualcuno che affonda il limite a suo favore per ottenere di più.
    Forse non è più sufficiente affidare il mantenimento della libertà individuale e collettiva, alle sole istituzioni statuali, alla giustizia, forse occorre investire di più, dare di più, confidare maggiormente nel compito della scuola, fin dai primi passi che incrociano la ragione e i sentimenti, per recuperare un senso ancora più umano al rispetto degli altri.
    Quando c’è di mezzo la libertà per chi l’ha sempre avuta, per chi l’ha perduta, per chi l’ha riconquistata, c’è la necessità di mantenerla e quindi imparare a rispettarla, nella consapevolezza di difenderla senza umiliare la libertà altrui. In questo senso Martin Luther King ci soccorre in ogni nostra azione ed eventuale dubbio: la mia libertà finisce dove comincia la tua.
    Quante volte ho sentito parlare di libertà in famiglia, nella scuola, per la strada, anche lo studente che mi sta intervistando, ne parla come si fa con un’abitudine, con una proprietà acquisita, una linea banale e sonnolenta, invece non mi pare così scontata, non lo è per chi sta in carcere privato della libertà personale ma tenta di riguadagnarne la frontiera con dignità, non è così per chi non vede riconosciuti i diritti fondamentali, non lo è certamente per chi è capace di donare la propria vita per essere parte di una società libera.
    Forse basterebbe accogliere la speranza di queste parole troppo spesso dimenticate “la mia libertà corrisponde ai miei diritti, la libertà degli altri corrisponde ai miei doveri.”

  9. serena scrive:

    ke skifo di cantanti ke noi giovani dobbiamo sentire,invece dispingerci nella via giusta ci dicono di assumere droga…MI FATE SKIFO!!!e io ke askoltavo le canzoni di lily allen e la ammiravo xke pensavo ke nn avrebbe mai detto una cosa del genere !!!
    KE SKIFO IL MONDO DI OGGI!!!

  10. Dave scrive:

    E’ facile rilasciare dichiarazioni del genere quando sei una rockstar e fai soldi a palate. Tralasciando il fattore salute, perchè la droga, checchè ne dicano, fa male sempre, soprattutto a livello cerebrale. Tralasciando l’eroina, che quella, per fortuna, sarà sempre vista come la “bestia nera di tutte le droghe”, maria e coca lasciano segni indelebili. Soprattutto la seconda, rende paranoici senza che uno se ne renda conto e rende egocentrici all’inverosimile. Non faccio una campagna contro la droga, sono dell’idea che c’è gente che, pur facendone uso, riesca ad apparire brillante, socievole e a portare a compimento i propri progetti..ma dire che i propri figli la debbano provare, francamente mi fa schifo come affermazione.
    Ps: Lily allen era un eroinomane..ho detto tutto

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