Giovani e rischio: un interessante video musicale

Pubblicato: 22 marzo 2010 in Uncategorized
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A proposito di alcuni temi trattati nel corso del progetto (consumo di alcol, comportamenti a rischio, sballo ecc.) ho pensato di proporvi un videoclip di un’artista abbastanza famosa del panorama musicale attuale, la 17enne Kesha. La canzone “TicToc” ha spopolato all’estero ed ha avuto un certo successo anche da noi;

Vi consiglio di guardare il video leggendo anche il testo (ricco di spunti interessanti, a mio parere). Potete trovarlo a questo link: http://www.rnbjunk.com/traduzione-testo-tik-tok-kesha-524/

commenti
  1. Avve93 scrive:

    niente di nuovo sotto al sole. la 17enne keisha ha fatto scalpore anche grazie a questo video,che MTV trasmette ogni sacrosanta mattinata che dio manda sulla terra. Soliti riti del party della voglia di fare tardi e di ballare,esaltarsi eccetera eccetera. Lo specchio di una vita effimera,fatta di falsi eccessi che oramai sono diventati,purtroppo,di abituè per tutti.
    Quanti sono i video che parlano di divertirsi ballando sotto luci cangianti e bevendo alcolici? una marea senza neanche sforzarsi tanto viene subito in mente “i gotta feeling” dei T.B.E.P. o altre ambientazioni festose nei video pop di Katy Perry,Avril Lavigne,Madonna e quant’altro…
    La verità è che oggi è NORMALE cercare di DISTINGUERSI volendo fare la “trasgressionona” del fare tardi,ascoltare la musica spaccatimpani tunz tunz e bere e fumare ecc…
    La gente non capisce che è chi rimane fedele a sè stesso. Del resto,chi SCEGLIEREBBE mai il divertimento “imposto” dall’ambiente discoteca? ben pochi. Nella vita conviene conoscere gente,farsi degli amici,uscire con il sole e ridere di gusto in compagnia.
    e basta.

  2. marcovag scrive:

    Gli elementi, come dici tu, sono abbastanza classici di tanti video che girano da qualche anno. Ad esempio la stessa Lady Gaga fa cose molto simili. Oppure c’è “Come undone” (“Lasciati andare”) di Robbie Williams che è ancora più esplicito e riassume benissimo l’esagerazione di oggi. Kesha nel video beve, finisce la serata in una vasca da bagno, va con uomini molto più grandi di lei, eccetera.
    Devo dire che mi ha molto colpito questa frase:
    “Before I leave, brush my teeth with a bottle of Jack
    Cause when I leave for the night, I aint coming back”
    … credo che ci siano pochi commenti da fare.

    Trovo giusto quello che dici, quando parli di “distinguersi” e di “normalità” sottolineando il paradosso del nostro tempo: si pensa di distinguersi, ma in fondo la norma è proprio quella dell’iper-consumo, dell’esposizione del proprio corpo, dell’oltrepassare il limite ad ogni costo. Così come quella che appare come “scelta” è una falsa scelta, anzi a volte è un farsi scegliere da altri (credo si possa così intendere quella “imposizione” che giustamente metti tra virgolette)

  3. Avve93 scrive:

    Hai detto con parole calme e precise esattamente quello che volevo dire io. la pensiamo allo stesso modo! Io stesso ho un paio di amici (una mia amica in particolare) che sono le persone più sagge e sicure di sè che io abbia mai conosciuto. ciononostante vuoi per fare gruppo,vuoi per far qualcosa (ma sicuramente non perchè amano l’ambiente in sè!!) frequentano quasi tutti i sabato sera la discoteca! niente da dire,lo fanno tutti appunto,ma non vengano a dire,e cè chi lo fa,che è perchè “è bello” o perchè sei “alternativo” o “trasgressivo”! è una MODA! punto e basta! più esaltante andare allo stadio in compagnia,o passare il pomeriggio a giocare a calcio o un cinema in gruppo a mio avviso! più bello,più economico e soprattutto più salutare!
    Dove cè il ballo cè anche lo sballo,tra gli amici si è davvero felici ^_^ …il problema è quando la gente quasi si sente “imposta” e a coinvolgere tutto il gruppo ad andarci.
    Personalmente l’unica occasione per cui metterei piede in una discoteca è FORSE la festa di compleanno di un mio amico carissimo..e comunque mi presenterei in jeans larghi,maglioncino e coppola…perchè a me piace così!….e sull’argomento abbigliamento,a proposito,in discoteca prima e ovunque oggi si è troppo condizionati “dall’etichetta”! fosse per me, sarebbe equo e utile al fine della disciplina e dell’uguaglianza nell’ambito delle piccole società (una scuola,una azienda,un posto di lavoro ecc…) re-introdurre le divise obbligatorie. poi nel tempo libero uno si veste come gli pare,ci mancherebbe, ma l’educazione alla prudenza e alla disciplina passa anche da queste piccole cose.

  4. marcovag scrive:

    “Aint got a care in world, but got plenty of beer” e “The party don’t stop” sono in assoluto le frasi che mi colpiscono di più di questa canzone.. L’idea che la festa non debba finire mai, così come lo sballo, ma soprattutto che ogni cosa in fondo possa essere una festa perché la ragazza dice “non ho alcuna preoccupazione al mondo, ma sono piena di birra”.. Questi sono aspetti che dovrebbero far riflettere, così come il problematico rapporto con la famiglia, almeno da quel poco che si intuisce dal video (la madre a cui cade la torta, mentre gli altri sono a tavola e praticamente non considerano la ragazza).

  5. Luca De Martino scrive:

    Premetto che la canzone non la ho ascoltata tutta, dopo 30 secondi tolgo che fa esageratamente schifo, comunque ho letto il testo. Come dice Avve è la solita canzone… Niente di nuovo, intanto in Italia ha poco effetto, su 50 persone che la ascoltano 5 sanno il significato, e magari neanche il significato reale. Per il discorso vestiti, sono e non sonod’accordo. A scuola è giusto vestirsi in modo diverso, ognuno rappresenta se stesso, e la scuola deve essere uno scambio di idee. Il casino che oggi c’è il fenomeno del conformismo, ma non conformismo in senso buono cioè di gruppi costruttivi, ma conformismo del tipo che sta gente si veste uguale perchè altrimenti non hanno abbastanza forza per dire, ho le mie idee, so farle rispettare, non mi serve un gruppo per supportarmi; questa secondo me si può chiamare crisi di identità… Io ho un mio modo di vestirmi, particolare eskimo e kefia, molto 68, ma non perchè ho un problema di identità e devo avere un gruppo (che in ogni caso sfido a trovare altri ‘sessantottini’ moderni e convinti come me della mia età), ma perchè credo in qualcosa, ho delle idee molto fisse, e non mi serve il gruppo per farle rispettare. In più in questi gruppi spesso si ci uniformizza anche al pensiero anche se non ci is appartiene…
    questo discorso è adattabile al problema alcool e droga. In questi gruppi spesso il ‘boss’ (il solo definirlo così mi fa schifo cmq) fuma e di conseguenza gli altri fumano, e in automatico er il resto come droga e alcool. Pure io da solo non bevo una mazza, bevo solo in compagnia, ma per piacere non perchè ho bisogna di andare dietro a qualcuno. Se si riuscisse a togliere questo problema per conto mio il problema droga verrebbe diminuito per un 50%, forse è tanto, ma questo conformismo per tutto lo vedo spesso a scuola fra i miei compagni. Questa cosa secondo me potrebbe scaturire un bel ragionamento, capire se l’assunzione di droghe è dovuto a una conformazione al gruppo, forse prima di prevenire la groga bisognerebbe attaccare la radice, e capirne quali sono le cause più profonde.

  6. marcovag scrive:

    In effetti sono d’accordo anch’io sul testo, con la conoscenza media dell’inglese credo che pochi lo capiscono. Però è altrettanto vero che più delle parole contano e colpiscono le immagini, come spesso succede per la pubblicità.. anzi, credo che i videoclip abbiano imparato moltissimo proprio dagli spot.

    Tutti e due parlate di conformismo, mi sembra di capire, come una delle cause fondamentali del consumo di sostanze e del mettere in atto comportamenti a rischio. Ovvero, si ha l’illusione che quel che si fa sia “alternativo” ma in fin dei conti oggi si è ribaltata la prospettiva, le sostanze sono quasi la norma, e l’anticonformismo di un tempo (la sperimentazione di nuove sostanze nel mondo hippy, o altro) è scomparso.

    Luca allarga il discorso alla questione dell’identità personale che, non dimentichiamolo, ha sicuramente una base individuale, però è anche un processo di co-costruzione, quindi un processo sociale. Il problema subentra perché, a mio parere, la socialità sovente si riduce proprio alla “banda”, al gruppo, guidato da determinati leaders. Ad essere in crisi, oggi, è forse proprio la società come insieme, dal momento che gli unici legami rischiano di essere quelli economici, i valori del mercato e del consumo di merci. Purtroppo si tratta di legami molto deboli e precari, ed allora si ricercano altri (falsi) “valori” o altri “additivi” con l’illusione che diano basi più salde.
    La costruzione dell’identità è sempre stata un tema delicatissimo, ci sono milioni di studi su questo, ma credo che il discorso si faccia ancora più complicato oggi, perché effettivamente la “precarizzazione” ha scombussolato tutto. Ci si costruisce un’identità “taglia e cuci” o “copia e incolla” se preferite, si mettono insieme frammenti. Poi c’è il discorso della scelta, del prender decisioni, quello che viene richiesto dalla società a tutti gli individui, ma ancor di più agli adolescenti.
    Un ragazzo oggi deve scegliere, come direbbe Luisa Stagi, senza avere le possibilità e gli strumenti per farlo, perché vive alla giornata. Che futuro ha davanti a sé? Quali valori e immagini del passato gli vengono trasmesse e vengono coltivate per lui? C’è sempre meno futuro, e sempre meno passato. C’è solo un gigantesco presente, spesso colmo di ansie, frustrazioni ed anche parecchia noia, specie se l’unica vera scelta che ci è possibile è quella tra i diversi prodotti di un negozio o di un supermercato..

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