Dopo Morgan, anche Robbie Williams esalta la droga

Pubblicato: 6 aprile 2010 in Notizie su sostanze e dipendenze
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Se in Italia si è da poco spento il caso-Morgan, con i relativi dibattiti e talk-show a tema e le polemiche di cui abbiamo riferito nelle scorse settimane, in Gran Bretagna a farsi sentire è la pop-star Robbie Williams   “La marijuana è così piacevole, è una droga così amabile” – ha detto il cantante, aggiungendo che un tempo riusciva a prepararsi le canne anche con una mano sola, mentre era  alla guida. Oggi però dichiara di aver smesso completamente, perché tutte le sostanze lo rendono psicotico.

Poco dopo le dichiarazioni di Robbie, rilasciate ad una radio inglese, si sono levate le proteste di varie associazioni e di molti genitori, che sottolineano come lo spot pro-cannabis del cantante sia particolarmente pericoloso e diseducativo per i giovani. C’è stato perfino il caso di una madre che ha apertamente accusato Williams come responsabile dello stato di cronica dipendenza di suo figlio dalla marijuana.

Cosa pensate di questa storia, in particolare di queste ultime reazioni? Trovate qualche differenza, rispetto a quanto successo in Italia con il caso-Morgan?


commenti
  1. Avve93 scrive:

    Differenze notevoli,direi. Morgan faceva uso di una droga ben più potente e ha dichiarato che questa era un “ottimo antidepressivo”. Ben più grave di quanto non abbia invece fatto Williams.
    Ad ogni modo Williams ha il solo scopo di “uscire dagli schemi” ed attirare su di se le attenzioni…anche se chiaramente quello che ha detto è rischioso in quanto può influenzare negativamente i giovani. Sbandierare a favore della droga è sempre sbagliato ma ce ne passa rispetto a quello,ben più grave,che ha fatto e detto Morgan!…e le reazioni sono forse esagerate (per quanto anche comprensibili!)

  2. marcovag scrive:

    Sicuramente una prima differenza, come dici tu, esiste a proposito della sostanza: cocaina e marijuana non sono la stessa cosa, per quanto inducano entrambe dipendenza. Gli effetti (in ogni caso negativi) sono anch’essi diversi.

    Quello che volevo provocatoriamente sottolineare, alla fine dell’articolo, era anche un altro aspetto della vicenda che mi ha colpito. Mi riferisco alla madre che ha accusato Robbie Williams e il mondo dello spettacolo come responsabili degli abusi di marijuana da parte di suo figlio. Sicuramente abbiamo detto molto su questo, anche nell’ultimo incontro in classe (ed anche per mezzo del video – denuncia degli AFI commentato insieme), però si può sostenere che la responsabilità di un tale comportamento del figlio ricada del tutto sui mass media? Voglio dire, i personaggi della tv possono dare messaggi assolutamente sbagliati, come in questo caso e come nel caso di Morgan, ma come madre quella persona non dovrebbe farsi qualche domanda in più?

  3. Avve93 scrive:

    La tv non è una baby sitter,già ne parlavamo…ci sono cose che a me personalmente non sono mai andate giù,come l’istituzione di quella stupidissima legge che vieta programmi in chiaro di Wrestling dopo le 7 di sera (giuro!!) mentre in prima serata Mediaset ci presenta i vari programmi educativi “Amici” (proprio nome adatto tra l’altro,ratelan de lungo -.-) “Ce posta per te” ecc.. che per fortuna ci mostrano con serietà il mondo per ciò che realmente è….
    La verità è che è la boiata,la cosa svaghevole che attira il 40enne che torna distrutto dal lavoro e che ha a casa i bambini! ma quando questi si trovano da soli davanti alla TV vengono a contatto con un mondo di informazioni non necessariamente “sporche” ma che loro possono fraintendere facendosi una idea sbagliata della vita reale!
    Perchè i comportamenti,i pensieri,le azioni eccetera derivano dall’educazione e dalle attitudini personali! la TV,troppa e terra-terra, invece spegne il cervello. E quando senti le interviste di quelli che hanno quasi vinto il grande fratello dichiararsi ex-dipendenti di coca (veronica,mi pare alle Iene) ti chiedi come mai quello passa in TV e perchè non una bella partita di volley o sport minori no! …e se sono “gli omoni che fanno la lotta” si sa il perchè. dopo le 7 di sera no,che maniman. valli a capire…

  4. marcovag scrive:

    già, la tv non dovrebbe essere una baby sitter, ma purtroppo in molti casi finisce per esserlo, perché per mancanza di responsabilità alcuni genitori “affidano” volentieri i figli alla televisione o ad Internet, evitando di trattare insieme certi argomenti. Così poi si finisce per dire, come per quei 13 ragazzini che attraversavano l’autostrada, che in fondo hanno fatto solo una bravata, o che al massimo tutto è dovuto ai videogiochi violenti o al Web. Tutti possiamo essere d’accordo sull’influsso della tv e dei mass media, ma qui c’è qualcosa di più..

  5. Avve93 scrive:

    non. ce qualcosa di meno! viene a mancare un filtro,una chiave di lettura del mondo che solo un genitore sapiente può inculcare ai figli! La famiglia si sta distruggendo x troppi motivi…c è crisi e spesso lavorano entrambi i genitori che hanno poco tempo da dedicare ai ragazzi i quali crescono “soli” in un mondo troppo grande per loro (io ho avuto due genitori che,pur da separati,hanno saputo essere presenti nella mia vita e renderò grazie in eterno) ed inoltre i continui stravolgimenti che alcuni soggetti vogliono imporre all’istituzione famiglia (vedi i PACS,gli scambi inter-culturali e i matrimoni gay)possono rappresentare un arricchimento “culturale” di facciata, che però a mio avviso può celare una serie di disagi man mano che i piccoli crescono.
    La verità è che è necessario,perchè un domani il mondo sia migliore,ripartire dalla famiglia la prima microsocietà con la quale un ragazzo viene a contatto. Ma ci vogliono almeno un padre ed una madre molto presenti e consapevoli di come è fatto il mondo di oggi.

  6. marcovag scrive:

    Il discorso dei pacs non è uno sconvolgimento, è solo un’idea differente di famiglia, senza alcun matrimonio. Diciamo una famiglia diversa da quella tradizionale cattolica. Certo qui andremmo a finire in un ginepraio di problemi e polemiche, visto che di queste cose si discute da anni in Italia e non si è arrivati a nulla. Diciamo che forse in questo contesto è meglio sorvolare, anche se sicuramente si tratta di questioni importanti. Sicuramente la crisi della famiglia è un dato di fatto, ma probabilmente non lo è per le “unioni alternative” ma, come dici tu nelle prime righe, per la struttura socioeconomica attuale. Naturalmente non ci si può fermare a questo punto. Anch’io ho avuto genitori separati ed entrambi lavoratori, sono stato per un po’ coi miei nonni che sono sempre state persone di grande responsabilità per quanto “di un’altra epoca”. Al di là di questo, credo che i genitori, seppur presenti per poche ore al giorno per motivi di lavoro (cioè cause di forza maggiore, del tutto inevitabili coi tempi che corrono), abbiano ugualmente modo di trasmettere valori e credenze e soprattutto di discutere coi loro figli. Ma quanti lo fanno? Quanto spazio c’è a tavola per il dialogo, e quanto per la televisione accesa o la disattenzione completa?

  7. […] ci siamo spesso occupati di questi modelli, ricordando il “caso Morgan” in Italia e le dichiarazioni di Robbie Williams , e facendo notare come il comportamento negativo o le dichiarazioni pubbliche di cantanti ed […]

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