Alcol e adulti: cosa ne pensano i ragazzi

Pubblicato: 7 maggio 2010 in Eventi ed iniziative, Lavori e prodotti dei ragazzi
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Da un incontro svolto questa mattina all’Istituto Majorana, nel quale è stato proiettato un video tratto dalla trasmissione tv “Le Iene” (vedi sotto), è emersa un’interessante discussione sul mondo degli adulti e su come questi ultimi si posizionino rispetto al problema dell’alcol.

Il video ha subito suggerito ai ragazzi una riflessione sul modo in cui gran parte dei mass media trattano i giovani e gli adulti. In particolare i telegiornali e la stampa tendono , secondo gli studenti, a comunicare molti dati numerici relativi ad incidenti, infrazioni alla legge e bravate commesse dagli adolescenti, mentre il consumo di alcol da parte degli adulti sembra non ricevere altrettanta attenzione. Ciò che colpisce, riguardo a molti genitori, non è tanto il fatto che bevano alcolici (peraltro si tratta generalmente di birra o vino, ed in quantità mediamente moderate), quanto la totale inconsapevolezza dei rischi legati alla guida in stato d’ebbrezza, aspetto particolarmente evidente nel nostro Paese e meno diffuso invece all’estero.

Dal video de “Le Iene” emerge chiaramente l’ignoranza di alcuni intervistati sia rispetto ai limiti di legge vigenti (che peraltro sono oggetto proprio in questi giorni di alcuni cambiamenti), sia, soprattutto, rispetto al quantitativo di alcol sufficiente a raggiungere un certo tasso alcolemico. Questo sorprendentemente s’accompagna, secondo gli studenti, ad un atteggiamento piuttosto netto verso gli incidenti e le cosiddette “stragi del sabato sera”: moltissimi adulti richiedono provvedimenti rigidi ed inflessibili e si trovano quindi d’accordo con la severità della legge in vigore, ciò nonostante non mantengono sempre un comportamento coerente con queste affermazioni.. Insomma, sembrano emergere una certa mancanza di responsabilità ed un’evidente contraddizione da parte dei genitori.

Al di là del filmato in questione, è poi uscito allo scoperto un altro aspetto interessante. Gli studenti hanno rivelato che in generale l’argomento-alcol non viene trattato a fondo nelle discussioni in famiglia, oppure i genitori si limitano (in alcuni casi..) a fissare determinate “regole” o a dare dei consigli, invitando i figli ad un consumo responsabile o ad una totale astensione dall’alcol nel caso in cui debbano mettersi alla guida, per la sicurezza di se stessi e degli altri. Forse dai ragazzi viene implicitamente richiesto un maggiore dibattito sul problema, rispetto ad esempio alla pura imposizione di divieti o regole, che verrebbero facilmente ignorate per senso di sfida o volontà di trasgressione.

Infine, pare proprio che gli adolescenti siano sempre più soli di fronte all’innumerevole quantità di segni e messaggi che la televisione e la pubblicità fanno loro piovere addosso. Alcuni rivelano un sostanziale fastidio rispetto agli spot promozionali (“Cambio canale subito”, “Non mi interessano e non mi colpiscono”), mentre altri ne ricordano quasi a memoria i contenuti e gli slogan, segno evidente della loro efficacia e del loro potere persuasivo. Nessuno, però, riferisce di aver discusso con i propri familiari sui messaggi trasmessi da certe pubblicità: la questione semplicemente non viene sollevata.

Che fare dunque, di fronte a simili constatazioni? Continuare ad aprire spazi di riflessione, siano essi sessioni di video-training, libere discussioni e quant’altro. Questo è ciò che stiamo provando a costruire, in presenza e a distanza, con il progetto “Prevenzione 2.0”.

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