Alcuni giorni fa è apparso su “Il Giornale.it” un articolo-intervista al ministro Giorgia Meloni, in cui si affronta il delicato tema dello sballo e del consumo di sostanze tra i giovani. Si è tornato a parlare di “tolleranza zero” e di pugno duro nei confronti del fenomeno-droga, spesso incentivato dai cattivi modelli proposti dai media e da alcuni personaggi pubblici. Nei mesi scorsi ci siamo spesso occupati di questi modelli, ricordando il “caso Morgan” in Italia e le dichiarazioni di Robbie Williams , e facendo notare come il comportamento negativo o le dichiarazioni pubbliche di cantanti ed attori possano spesso generare nei ragazzi un desiderio di emulazione, oltre a valere naturalmente come pubblicità personale per quei soggetti… Tuttavia più volte, all’interno del blog, abbiamo sottolineato che il discorso relativo alle droghe (a tutte le droghe, ivi comprese quelle legali), sia molto più ampio e vada a coinvolgere elementi economici e sociologici complessi, che fanno riferimento non solo alla “società dello spettacolo” ma anche e soprattutto alla “società dei consumi”. Di ciò il ministro Meloni non parla affatto, scegliendo invece di puntare il dito contro la famigerata (a suo dire) sottocultura post-sessantottina, termine peraltro non molto chiaro, visto che le subculture dopo il ’68 sono state molte, e forse risulta impossibile equipararle collocandole sotto un’unica etichetta; a parte queste considerazioni, resta il fatto che dalle parole del ministro non emerge una netta distinzione tra i caratteri salienti del consumo di droga 30 o 40 anni fa e quelli della “trasgressione” di oggi. Il trend odierno è sicuramente quello dello sballo a tutti i costi, ma non è affatto detto che l’uso di sostanze sia un modo, come si dice nell’intervista, per “spiccare dalla massa”. Al contrario, si potrebbe affermare che nella maggior parte dei casi si consuma per “starci dentro“, per resistere ai ritmi sempre più frenetici della nostra vita, fatta di continui consumi e, come dicono efficacemente Dionigi e Pavarin nel loro ultimo libro Sballo [ediz. Erickson, 2010], di loisir, di momenti di svago e disimpegno esclusivamente personale, ben lungi dall’essere attimi di socialità vissuta e partecipata. Si consuma per seguire un flusso, non per spiccare rispetto agli altri, e tutt’al più ci si concede, per così dire, qualche attimo di “evasione controllata” e sempre più inseribile nella routine del venerdì o del sabato sera. Pare dunque che nell’intervista il ministro Meloni, al di là di alcune considerazioni condivisibili sulla pericolosità di certe sostanze (come l’ecstasy) già alla prima assunzione, non colga il nucleo reale della questione. Il problema, verrebbe da dire, non sta neppure nella necessità, da lei sottolineata, di “essere informati sui rischi”, perché molto spesso questa condizione è soddisfatta, e d’altra parte non può che essere così nell’era di Internet e dell’informazione globale. Si deve parlare, semmai, della ricerca ossessiva ed abitudinaria di un certo tipo di rischio, non del rischio in quanto tale, e di come questa ricerca venga promossa ed incentivata quotidianamente dai messaggi e dagli slogan della nostra società del consumo. Infine, si deve fare una netta distinzione tra il significato del consumo di sostanze nel ’68 e dintorni, spesso associato ad elementi di protesta, di contro-cultura, di sperimentazione, di novità, e quello del consumo odierno, divenuto quasi un must dell’esistenza e per certi versi assimilabile ad altri consumi ed ossessioni del nostro tempo (ad esempio il controllo del peso, la performance sessuale, i ritocchi della chirurgia estetica, il gadget tecnologico all’ultima moda per cui si fa la fila sin dalla notte, e così via). Con ciò non si vuole “normalizzare” o difendere né l’una né l’altra tipologia di consumo, semplicemente si pone l’accento sul bisogno di distinguerle, perché facenti riferimento ad epoche e valori culturali diversi.

commenti
  1. Avve93 scrive:

    mi sembra che il ministro abbia fatto parecchia confusione. era semmai anni fa che si faceva uso di droghe per distinguersi! per fare “gli spacconi”,quelli che se ne fregano e si drogano alla grande…come dici giustamente tu i tempi sono cambiati,oggi che si droga lo fa per STARE col gruppo,per moda,per adeguarsi alla massa non più come forma di trasgressione.
    Il problema vero è,anzi,proprio quello! oggi drogarsi fa parte della normalità. provare a fare un tiro,prendere una pasticca ecc… è considerato normale,sono pochi che hanno la forza di volontà e la sicurezza per distinguersi.
    La verità è che ai ragazzi mancano gli stimoli. manca quel qualcosa che gli faccia dire: rinuncio allo sballo oggi per ottenere qualcosa in futuro. Strumenti come la TV,i discorsi sbagliati (come questo) dei politici,le discoteche ecc..offrono quella soluzione “effimera” come lo zucchero a velo,abbastanza dolce ma impalpabile. I ragazzi si convincono che tanto poi ne usciranno,che il governo inventa questo o quest altro,che possono smettere quanto vogliono,che possono iniziare tanto non cè futuro per nessuno eccetera.
    E,ribadisco,manca l’amor proprio. Anche senza parlare di ambizione,manca il “volersi bene”. e li è colpa delle famiglie..comunque viviamo in una società troppo martellante in fatto di consumo,e il fatto di avere iniziato ad usare in più ambiti lo stereotipo del party e dello sballo non cè da stupirsi se nella società (già senza più pudore,senso della famiglia e sani valori) queste situazioni sono la “normale anormalità!”..

  2. marcovag scrive:

    Giustissimo parlare di “normale anormalità”, così come è giusto puntare, come dici tu, su reali alternative. Di questo, tra l’altro, si parlava giorni fa nel focus group in Provincia, che secondo me è stato davvero un bel momento di condivisione, libero da condizionamenti. In quel contesto è venuta fuori l’incapacità della società di offrire veri stimoli, che non siano semplicemente gli stimoli al consumo o al possesso di qualcosa.

    Purtroppo il mondo politico mi pare incapace di comprendere a fondo questo universo così vasto e complesso, almeno in questo momento storico. Va bene istituire un “ministero della gioventù”, ma la gioventù bisogna conoscerla, e soprattutto ascoltare quello che ha da dire e i bisogni che manifesta. Qui si parla sempre di “pugno duro” o di “tolleranza zero”, ma siamo sicuri che serva, senza una comprensione reale del fenomeno?

  3. Avve93 scrive:

    no non serve,anzi è controproducente. più è illegale,più attira i ragazzi “che fanno i grossi”. Io te l ho detto per come la vedo io servirebbe una campagna informativa seria alle famiglie e degli incontri aperti con i ragazzi,non con esperti ma con psicologi,magari. E poi si deve legalizzare! è proibita,attira ancora di più! fa più “fiero” farsi il cannone o prendersi la pasticca che bere alcool,ad esempio. In Olanda,unico paese europeo dove è legale l’erba ,c è il consumo più basso!…

  4. marcovag scrive:

    Qualche anno fa i dati dicevano questo, ora sembra che anche in Olanda non sia più così. Poi è da vedere, l’alcol è legale eppure è la sostanza più comune. Sul discorso-informazione sono perfettamente d’accordo, sugli aspetti legali andrei un pochino più cauto, anche se credo che siano sotto gli occhi di tutti gli effetti inutili (almeno per ora) delle politiche di “tolleranza zero”.

  5. Luca De Martino scrive:

    Quando si parla di ministri secondo me bisogna anche tenere conto di una influenza politica non indifferente, anzi, probabilmente è la cosa che determinare il + dal -.
    Qui lei parla come dici ti ‘tolleranza zero’ e questo è più che normale dato il suo partito (PdL, che è coordinato dalla lega che vive con la filosofia della tolleranza zero), se non lo avesse detto avrebbe perso il posto di lavoro, poi se va bene è anche una che si fa dalla mattina alla sera. Lei parla di culture post-sessantotto. La domande che mi vengono spontanee sono: sa di cosa parla? Si è fatta un ‘cannone’ pre-intervista?
    Mettere a confronto l’utilizzo di droghe del 68 e quello odierno è abbastanza inutile e stupido. Se si guarda nel particolare la maggior parte delle droghe gira nelle discoteche e nelle discoteche sfido trovare qualcuno che sappia cosa sia un sessantottino. Bisogna fare una profonda differenziazione di questo. Nel 68 il drogarsi era per rivolta e per sballarsi si, ma c’era anche un forte collegamento al mondo della musica completamente diverso da quello odierno.
    Poi esiste anche lo stereotipo che il simpatizzante o militante di sinistra si fa le canne (una cagata infinita cmq), un ministro di destra non può lasciare libertà su questo. Questa intervista e una buffonata.
    La tolleranza zero è il miglior modo per stimolare il ‘proibito’ e per far insorgere future rivolte. Per concludere: oggi non bisognerebbe più parlare di droghe per evitarne l’uso, bisognerebbe parlare di politica.

  6. marcovag scrive:

    Sicuramente va fatto un discorso a 360°, socio-culturale e, per forza di cose, politico. Da qualche anno, per via dell’orientamento del presente governo, come dici tu sono in voga le politiche della “tolleranza zero”, che periodicamente non solo nel nostro paese tornano a farsi vive.. quanto questo possa servire è un altro discorso, a mio parere è servito soprattutto a criminalizzare e, in qualche caso, ad alzare ulteriormente il livello delle tensioni. Ovviamente questo vale ancora di più per altre tematiche, su tutte l’immigrazione.

    Quando la Meloni parla di “sottoculture post-sessantottine”, ripeto, fatico anch’io a capire a quale di esse faccia riferimento, anche perché gli anni ’70 e ’80 sono stati un fiorire continuo di molte contro- o sotto- culture, e non tutte necessariamente propagandavano l’uso di droghe. Più che di sotto- o contro- cultura si dovrebbe parlare semmai di cultura dominante, di società dei consumi.
    Purtroppo non è neanche vero che le droghe girano per la maggior parte delle discoteche. E’ verissimo che per alcune di esse (ecstasy, amfetamine in genere, ketamina e altre droghe dissociative) l’uso rimane prevalentemente legato a contesti “ricreativi” come appunto discoteche o rave, ma che dire ad esempio della cocaina, un tempo “droga dei ricchi” ed oggi diffusa nei diversi livelli della società, anche e soprattutto fra persone cosiddette “normali”, con un posto di lavoro ed un buon livello di istruzione? Che dire dell’eroina, che ritorna prepotentemente alla ribalta, non più iniettata ma fumata? Ma forse l’emblema di tutto è l’alcol, insieme alla cannabis. Si tratta in assoluto delle sostanze più diffuse e consumate, indipendentemente dal luogo, dallo strato sociale o dalle possibilità economiche..

  7. Avve93 scrive:

    è sbagliato dire che il Ministro sia “costretta” a dire certe cose! chi ci governa è gente che avrà tutti i difetti del mondo in quanto ad opportunismo e onestà ma sicuramente è gente selezionata con le competenze adeguate.
    Che poi il discorso sulla “cultura post-68ttina” sia un qualcosa di astratto è un altro discorso. La meloni ha preso una cantonata,ok,ma non è il caso di sparare a zero nè sul suo partito nè sull efficenza dello stato. Il vero problema è che nessun politico di nessun partito sia uscito fuori con una soluzione concreta al problema delle dipendenze!
    Come in tanti altri campi,La Destra continua a farne 1 buona e 5 sbagliate e La Sinistra è capace solo di protestare come suo solito,senza proporre mai nulla di concreto.
    Queste dichiarazioni del ministro devono solo farci capire quanto il NOSTRO progetto,di nicchia,possa essere un vero aiuto concreto ed accessibile per tutti contro le dipendenze! senza avere bandiere,colori,filosofie di pensiero “rigide” possiamo liberamente dare una mano agli altri.

    Che poi i politici facciano discorsi senza senso non è una novità purtroppo..hanno già rovinato le famiglie,l’educazione nelle scuole e il lavoro. Bisogna dare fiducia a chi ci governa,senza “dare retta” alle tante parole che dicono per arrivare,tanto sono solo promesse
    ribadisco,facciamo noi qualcosa di concreto!

  8. Luca De Martino scrive:

    E come non è costretta? Basta vedere i programmi teleisivi e si nota quanto i politici siano delle vere e proprie macchinette programmate dai loro padroni. Ed è anche sbagliato dire che è gente selezionata. I politici sono al potere solo grazie ai soldi e alle conoscenze. Poi come fai a dare fiducia a un governo che ci letteralmente rovinando il nostro futuro? E poi che copetenze vuoi che abbiano? Hanno la competenza di starsene zitti e buoni sotto il loro padrone… Basta, io non ci vedo nessun tipo di cultura. Basta vedere Di Pietro, Berlusconi, Borghezio, Bossi, Sgarbi (che è addirittura entrato in politica come comunista per poi arrivare alla destra), ecc… L’unico vero politico mai esistito è stato forse Pertini…

  9. Avve93 scrive:

    Questo è un discorso assurdo. ti ricordo che esiste una costituzione che è stata creata appositamente per fare in modo che non salga al potere il primo che capita. Che poi i Leader siano dei personaggi “particolari” (bossi e di pietro su tutti) ci sta anche ma per dei singoli elementi non puoi bocciare tutto “il pacchetto”! il sistema politico italiano funziona,sono i politici che si vendono troppo dietro a discorsi astrusi!
    Nel nostro caso poi la Meloni non troverebbe alcun reale vantaggio a parlare di post-68 eccetera,lo fa solamente perchè vede le cose da un punto di vista che io,come anche te,non condivido tutto qui. Ti sto dicendo che i politici di sciocchezze ne dicono,eccome,ma quello che dobbiamo fare noi è impegnarci in modo “dinamico” per aiutare chi ha problemi di dipendenza. punto. Se poi il politico di turno che ci rappresenta la pensa diversamente,amen! Lo Stato ,l’apparato politico italiano in generale,saprà riconoscergli meriti o demeriti punto.
    Comunque se tutto il male del paese fosse lì…le mele marce in cima all’albero ci sono perchè l’albero ha i suoi problemi fin nelle radici

  10. marcovag scrive:

    Non entro nel merito della discussione, che peraltro mi sembra davvero interessante da entrambi i punti di vista. Su una cosa però sono assolutamente d’accordo: la politica si fa anche e soprattutto dal basso, ed in qualche modo ogni nostro gesto, compiuto o non compiuto, può avere un peso politico, per cui condivido l’invito di Maurizio ad impegnarci, nel nostro piccolo, per creare qualcosa di positivo. Che poi non ci sia affatto una risposta “dall’alto” e che anzi la classe politica attuale sia, per molti aspetti, davvero desolante, è altrettanto vero.

  11. Luca De Martino scrive:

    Non lo so, io disprezzo lo stato in ogni sua forma attuale.
    Il sistema politico non funziona, come non ha funzionato quello greco, che hanno avuto una vera e propria guerra civile. Noi non siamo così tanto distanti da una realtà come quella greca. Un politico non può perettersi di essere particolare, se non in bene! Non se le può permettere certe cose (come le corna che fece qualcuno…). Devono dare un esempio in bene, e invece fanno delle grandissime figure del cavolo. Le mele marce ci sono in alto, ma non sono le radici che determinano il frutto, ma è il fatto di essere li nel momento sbagliato, sono proprio le radici che le fanno marcire a posta per togliersele, ma qui succede il contrario. E’ inutile citare la costituzione quando la vogliono cambiare le stesse persone che tu dici adatte e conformi ad essa. Un politico prima di fare un discorso lo fa passare sotto il padrone e se riceve l’ok bene altrimenti nada. Non puoi dire che lo stato provvederà quando lo stato è lui. Non ha senso.

    • marcovag scrive:

      Indubbiamente, per il livello di corruzione, di disoccupazione e di precariato, nonché per il costo della vita rapportato agli stipendi, non è affatto sbagliato paragonare l’Italia alla Grecia.. poi bisogna tener conto che le tensioni, in quel paese, sono state storicamente ben peggiori: hanno avuto anni ed anni di regime militare (dittatura dei colonnelli), con un’opposizione molto dura ma repressa nel sangue, con una pesante responsabilità a livello internazionale. L’Italia non ha avuto gli stessi problemi, ma in questo istante vive a mio parere un’autentica deriva; è un problema morale e culturale, conseguentemente politico.

      Per tornare all’inizio della discussione, le dichiarazioni del ministro Meloni rivelano molta confusione su un tema estremamente delicato, per il quale servirebbero invece grande competenza e professionalità, e non bastano le minacce altisonanti del “pugno di ferro”. Ci vuole educazione prima di tutto. Questo passa necessariamente per un discorso più vasto; per questo mi fa piacere che, pur divagando un poco rispetto all’argomento, riconosciate l’importanza di legare il fenomeno in questione con tanti altri aspetti della nostra società.

      (tra l’altro i nostri progetti per l’anno prossimo prevedono che sul Web non si parli solo di salute, dipendenze e consumi, ma anche di molti altri argomenti d’attualità, perciò i vostri potranno essere spunti interessantissimi!)

  12. Avve93 scrive:

    certo bene ma bisogna anche capire che il politico che ti fa le corna in pubblico lo fa per attirare attenzioni,per fare spettacolo! I leader ci mettono la faccia,poi sono i partiti che comandano e i soldi li prendono tutti! c è il Bossi che ti fa:” i leghisti ce l hanno duroooo” come il Di Pietro che parlando dice “cinque” e intanto con la mano indica il 3…ma non bisogna giudicare da queste cose. La politica è una mafia,quello è fuori discussione. i politici prendono delle vistose cantonate,anche su quello non ci piove. Ma non è gente nè stupida nè incompetente per ricoprire ruoli politici!…piuttosto è gente subdola,quello sì,che agisce più secondo i propri interessi che per la collettività (La Destra) o che vivacchia squallidamente prendendosi i soldi dai sindacati e facendo questi scioperi che sanno di allegre scampagnate a bloccare il traffico (Sinistra) ma non “stupida”. Inoltre la Costituzione non deve essere snobbata in quanto tutela dei diritti del cittadino che,per quanto preso in giro dal potere politico, potrà sempre contare su i suoi diritti fondamenti della Repubblica.
    Quello che è essenziale capire è che autorità = soldi = potere = mafia.
    E che per chiunque umano è impossibile cambiare il mondo se non con uno sforzo collettivo e concreto (quello insomma che la politica non ci dà,fingendo di darci in poco utili abbassamenti del livello di tasso alcolico e quant’altro) “dal basso”.

    • marcovag scrive:

      Di sicuro hai ragione, forse non si può dire che sia tutta ignoranza ma che subentri l’interesse personale e l’arrivismo. Tuttavia in qualche caso manca proprio la competenza ad affrontare determinate situazioni, probabilmente per la pessima abitudine, nei governi che si sono succeduti in Italia, di non collocare nei vari ministeri dei “tecnici”. Un esempio su tutti? Nello scorso governo di centrosinistra, Mastella alla Giustizia e Di Pietro ai trasporti, nel precedente governo della destra, Castelli (un ingegnere) alla Giustizia.. e potremmo andare avanti così per varie legislature passate e per varie situazioni presenti.

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