Qualche considerazione sul binge drinking

Pubblicato: 19 ottobre 2010 in Notizie su sostanze e dipendenze
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A giudicare da un recente rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, sembrerebbe in aumento il fenomeno delle “abbuffate alcoliche” o binge drinking, tipico dei fine settimana. Il 18% dei consumatori tra i 18 e i 69 anni è definito “a rischio”, mentre se consideriamo la fascia 18-24 anni, la più esposta al fenomeno, la percentuale sale al 36%. Il binge drinking è più diffuso tra i ragazzi che tra le ragazze, ma soprattutto colpisce un target socialmente ed economicamente benestante, o comunque non disagiato, e per di più istruito; la maggior parte di questi bevitori, infatti, può vantare un titolo di studio quale un diploma di scuola superiore o di laurea. Insomma, pare proprio che le abbuffate alcoliche si confermino come un fenomeno tipico dei paesi più sviluppati e, rispetto ad altri consumi, vadano a colpire in prevalenza ragazzi cosiddetti “normali”, integrati e di buona famiglia, a conferma del ruolo sempre più sociale del consumo stesso.

commenti
  1. avve93 scrive:

    Fai molto bene a sottolineare che è un fenomeno diffuso soprattutto tra i ragazzi della “società bene” perchè troppo spesso si tende ad associare Alcool-povertà..invece oggi non si beve più “per dimenticare” i fallimenti o una condizione sociale sgradevole,si beve per divertimento,per ridere,per sballo,incuranti del malessere che si può provocare al proprio fisico. Questa estate una ragazza che conosco è stata ricoverata per rischiato coma etilico per aver bevuto troppo. per strada? no in discoteca. ed ha 14 anni…

    Bisogna essere consci di come va il mondo per poter dire ai nostri cari “non fatelo”. “pensa alla salute”! alle volte neanche ci immaginiamo che un ragazzo possa intendere per “festa” un parti dove lo scopo è “andare per bere”..eppure è così.
    Benedetto questo sito e questo progetto…

    Infine,aggiungo, non è lo stato socio-economico che ti fa persona rispettabile e coscienziosa. L’ho sempre detto e questa indagine ne dà l’ennesima dimostrazione.

  2. Marco Vagnozzi scrive:

    Certamente la dipendenza cronica da alcol (quella degli alcolisti veri e propri, per capirci) esiste, ed è spesso associata ad una condizione economica (ed affettiva) svantaggiosa o divenuta improvvisamente problematica; tuttavia, rispetto al bere “ricreativo” è un fenomeno minoritario.

    Il caso che citi tu è doppiamente grave, sia per la giovanissima età della ragazza, sia perché le sono stati somministrati alcolici in un locale, il che, sotto i 16anni di età, è vietato per legge…

  3. avve93 scrive:

    Ma quando si è in compagnia il problema non esiste: uno fa comperare gli alcolici ad un ragazzo maggiorenne che poi glieli passa. Bisognerebbe instaurare una figura nuova,un “controllore” infiltrato nei locali per controllare che tutto vada come la legge vuole. altrimenti non si possono mettere le catene a nessuno. Anzi,i proprietari più vendono più son felici…

  4. Luca De Martino scrive:

    Credo che iul discorso alcol->soldi sia abbastanza normale, basta vedere i prezzi, uno per comprare tanto da bere deve avere tanti soldi e ultimamente in Italia è una cosa sempre meno diffusa (l’avere soldi dico, lo dico quasi ironicamente ma neanche troppo). Quando sono stato in Ungheria ho notato che i prezzi sono 1/3 netto rispetto a quelli italiani, per esempio 1 birra in italia minimo 3.5€, in Ungheria dai 270 ai 350 fiorini ungheresi ovvero da 1 € a poco più. Questo credo influenzi moltissimo la classe di persone che si ubriaca a sbaffo.
    Il discorso minorenni e alcol è molto complicato, io generalmente sono molto per la filosofia vivi e lascia vivere per questo sono profondamente contro ogni limitazione (se non quelle alla guida) di età per gli alcolici, forse lascio troppa fiducia all’intelligenza umana ma io sono così, non ho mai avuto problemi, prima dei 16 anni non ho mai preso niente di alcolico ma non solo per legge ma anche per concetto, dopo è diverso, le sbronze capitano ogni tanto basta porsi dei limiti. Per il discorso controllore lo trovo nettamente impossibile, forse per le discoteche basterebbe rispettare il limite minimo di età senza mette controllori dello stato ma facendo fare il lavoro agli addetti delle discoteche. Io ho parlato con un ragazzo che ha lavorato come buttafuori e ha detto che moltissime volte i controlli non sono fatti neanche su ragazze che sono nettamente minorenni.

    P.S.
    Sul discorso alcol giovani sarebbe anche da dire che una quantità eccessiva di alcol ma sopratutto abitudinaria in giovane età non solo pul dare problemi al fegato come a tutti ma crea problemi durante la crescita del fisico. Ho parlato con questo con mio padre che fa il medico (lui è un chirurgo ma conosce molto bene questo tipo di problematiche).

    P.P.S.
    Per Mauri: sono perfettamente d’accordo quando dici che non è la situazione economica che fa di un ragazzo una cattiva o una brava persona ma sta solo a noi stessi e alle nostro esperienze di vita.

  5. Marco Vagnozzi scrive:

    Infatti, Luca, hai detto bene: il problema dell’alcol in giovane età è proprio dato dal fatto che non si possiedono ancora gli enzimi necessari ad assimilarlo. Inoltre tutti gli organi (non solo il fegato) sono in pieno sviluppo, per cui il discorso si fa ancora più delicato. Quanto ai controlli, è verissimo che anche in presenza di leggi severe, come ad esempio quelle britanniche (niente alcol agli under 18, niente accesso nei pub ecc.), esistono moltissimi modi di aggirare l’ostacolo: banalmente, come dice Maurizio, ci si fa comprare la bevanda da qualcun altro e la si beve lontano dai controlli.

    E’ un problema di cultura e di educazione anche a livello familiare: questo non significa per forza un controllo poliziesco, nemmeno da parte dei genitori, ma quanto meno una preoccupazione per le frequentazioni e le abitudini dei figli ed una “supervisione” cioè un’osservazione, un dialogo, un ascolto.

    Correggo il tiro sul “porsi dei limiti nelle sbronze”: sicuramente molti giovani e meno giovani, direi quasi tutti, ci sono capitati, ma il punto è vedere se la sbronza diviene l’obiettivo numero uno per un sabato sera (come purtroppo succede in molti casi) oppure se non è l’eccesso una tantum, ma qualcosa di più frequente. In quel caso è molto difficile dire cosa costituisca un limite e cosa no. Così come è difficile pensare di darsi un limite nel numero di drink che si assumono in una sera, perché dopo 2 o 3 è difficile avere il pieno controllo della situazione. Su questo spesso molti ragazzi si sbagliano, perché credono di poter gestire la cosa. E’ proprio questo uno dei lati più oscuri dell’alcol (e di altre sostanze): dà un’illusione di “onnipotenza”, o aiuta a sopravvalutare le proprie capacità in quel dato momento.

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