Nuove dipendenze: i giovani e l’astinenza dalla Rete

Pubblicato: 7 gennaio 2011 in Notizie su sostanze e dipendenze
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Secondo uno studio condotto negli Stati Uniti da alcuni ricercatori del Maryland su un gruppo di studenti universitari di tutto il mondo, sono in aumento i giovani che non riescono a staccarsi dalla Rete, ed in particolare da Facebook e da altri social network. Al gruppo di studenti è stato chiesto infatti di rimanere disconnessi per almeno 24 ore da qualunque dispositivo multimediale, potendo comunicare soltanto con il telefono fisso. Il risultato è che quasi tutti i ragazzi coinvolti nella ricerca denunciavano un senso di astinenza, non potendo aggiornare con regolarità il proprio profilo, mandare messaggi col cellulare o semplicemente consultare la Rete. Bisogna andar cauti, comunque, nel parlare di “dipendenza dalle nuove tecnologie”. Il problema c’è ed è forte, se è vero che alcuni giovani trascorrono oltre 4 ore al giorno connessi e che non riescono a fare a meno di inviare tweets, chattare, scrivere sulla bacheca degli amici o modificare il proprio status su Facebook; ciò non toglie che vi sia egualmente spazio, in molti casi, per altre attività che non necessariamente si svolgono nello spazio del virtuale. Studi come quello del Maryland, tra l’altro, sottopongono il campione ad esperienze che risultano ormai innaturali alla maggior parte di noi. Quanti infatti lavorano senza computer o cellulare? Per certi versi, si tratta di una necessità (certamente indotta), più che di una scelta. Il problema sta semmai nella capacità di bilanciare connessione e disconnessione, reale e virtuale, Rete e vita sociale in senso “tradizionale”, senza dimenticare però che tra reale e virtuale non c’è un’opposizione così netta, e che molti giovani sanno comunque trovare i propri momenti di “evasione dalla Rete” ed i propri spazi per incontrarsi e parlarsi. Insomma, non è il caso di fare allarmismi, perché per fortuna la dipendenza da Internet e dalle tecnologie è ancora un fenomeno circoscritto, benché non vada sottovalutato.

commenti
  1. Luca De Martino scrive:

    Secondo me questo fenomeno è meno circoscritto di come sembra, lo vedo con mia sorella che ha scoperto da poco internet e cavolate varie e per un periodo aveva l’ossessione, poi le è passata (forse anche per sfinimento da quanto glielo menavo). Più che le ore al giorno al computer, che comunque 4 al giorno non sono così tante secondo me, bisognerebbe vedere cosa ci fa uno al computer. Io gestisco l’e-commerce di un negozio di moto e mi capita di starci veramente tanto al computer.

  2. marcovag scrive:

    Sì, in effetti è vero, il trascorrere molte ore al pc ormai è quasi più indotto socialmente che ricercato dall’individuo, benché poi le eccezioni ci siano. 4 ore al computer, se alternate da pause, non sono comunque poche, bisogna vedere anche come incidono quelle 4 ore sulla routine lavorativa o di studio della persona. Ad esempio studiare con il computer perennemente acceso su Facebook o MSN non è garanzia di grande concentrazione e memorizzazione.. Di qui a parlare di addiction comunque ce ne passa. Lo studio, peraltro, può essere falsato almeno sotto un punto di vista: come scrivo nell’articolo, spinge i protagonisti dell’esperienza a restare senza tecnologie (anche il cellulare, che ormai è quasi fondamentale per comunicare) per 24 ore. E’ vero, c’è chi ci riesce benissimo (ricordo giornate in alta montagna dove non sentivo assolutamente la mancanza di queste cose, anzi!) però può rischiare d’essere una forzatura. Al contrario, si tratta di promuovere una convivenza positiva e pacifica con la tecnologia stessa..

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