Non solo droghe ed alcol, non solo le nuove e potenti smart drugs: accanto a questi prodotti, legali o illegali che siano, prolifera un consumo notevole di psicofarmaci, sovente prescritti con troppa facilità, o sovente reperiti dal consumatore da un mercato dello spaccio che resta in costante evoluzione e trasformazione.

Negli Stati Uniti il fenomeno dell’abuso di farmaci (in numerosi casi sino all’overdose) è talmente preoccupante da aver superato quello di alcune sostanze come l’eroina e la cocaina. In Italia, benché non si arrivi ancora a certi estremi, sono già presenti alcuni “campanelli d’allarme”: giorni fa l’unità operativa del SerT di Bologna ha diffuso la notizia di un crescente consumo di Rivotril in associazione con alcol soprattutto fra i tossicodipendenti di strada e i senza tetto. Il Rivotril, oggi forse più popolare come sostanza d’abuso rispetto a certi suoi predecessori quali Roipnol, Minias e Tavor, viene prescritto piuttosto facilmente dai medici di base e soprattutto è un farmaco esentato. Per questo motivo è assai reperibile, non solo per i consumatori ma anche per chi desidera spacciarlo. I suoi effetti, uniti a quelli degli alcolici, non sono troppo dissimili da quelli dell’eroina.

Se questa è la situazione per gli homeless e i tossicodipendenti di strada, va aggiunto che i farmaci costituiscono un crescente problema anche per persone assolutamente “insospettabili”, perché tutt’altro che ai margini della società. Basti ricordare che il Rapporto dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute del 2010 riportava un aumento del consumo di antidepressivi nella popolazione generale di alcune zone del Centro e del Nord Italia, tra cui Liguria, Emilia-Romagna e la Provincia autonoma di Bolzano. A questo vanno aggiunti i dati dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale per le Tossicodipendenze, sempre del 2010, nei quali si parlava di un 5,8% di adolescenti liguri che hanno fatto uso, almeno una volta nella vita, di sedativi, tranquillanti o farmaci per l’iperattività, di un 4,9% di utilizzatori di farmaci per le diete. Lo 0,4% invece ha dichiarato di utilizzarli abitualmente. Chiaramente non si parla per forza, in questi casi, di un uso al di fuori della prescrizione medica, ma questo forse aiuta a riflettere maggiormente su come tanti farmaci vengano somministrati talvolta con eccessiva facilità, segno tangibile di una medicalizzazione della nostra società che, senza un’educazione appropriata per contenerne gli effetti, rischia di assumere col tempo toni sempre più preoccupanti.

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