Adolescenti e farmaci

Pubblicato: 28 maggio 2012 in Uncategorized
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ImmagineCi sono dati sui consumi giovanili di sostanze che sovente rimangono nell’ombra, rispetto ai più eclatanti dati statistici che vengono forniti a proposito dell’abuso di alcol nei fine settimana, delle sostanze illecite o dell’avvento di nuovi comportamenti a rischio. Parliamo del consumo di farmaci legali, anche se assunti senza prescrizione medica. Si va dalle pillole per le diete agli stimolanti come il Ritalin, dagli stabilizzatori di umore ai tranquillanti per dormire. Si trovano in discoteca, in strada, ma soprattutto su Internet, nelle centinaia di farmacie online che offrono prodotti senza ricetta, ricorrendo a strategie di marketing sempre più innovative.

Reperibili ed apparentemente meno stigmatizzati proprio perché legali, questi prodotti, secondo lo studio ESPAD 2011 a cura del CNR (eseguito su un campione di 50mila soggetti), sono oggi consumati da un 5,4% di giovani italiani, contro il 4,5% dello studio dell’anno 2007. Si inizia presto, a 15 anni circa, e i farmaci si prendono dagli amici, dagli spacciatori oppure sul Web. Ne parlava in questi giorni un’inchiesta del quotidiano “La Repubblica”, secondo la quale il 2,6% degli adolescenti usa prodotti per dimagrire, il 2,8% farmaci per l’attenzione, il 5,4% tranquillanti e l’1,9% stabilizzatori di umore. Perché si usano queste sostanze? I motivi sono numerosi. I tranquillanti, ad esempio, sono impiegati per lo più per sedare l’ansia in concomitanza con esami scolastici o altri eventi che possono causare stress, o ancora per contro-bilanciare gli effetti di alcune droghe come cocaina o MDMA. Il tutto viene sostenuto, anche se non proprio apertamente, da una cultura imperante che ci esorta a risolvere i problemi ricorrendo ad una pastiglia: abbiamo farmaci per qualunque esigenza, e spesso sono gli adulti i primi a ricorrervi.

Quella che si sta sviluppando somiglia sempre di più ad una generazione sedata, che via via sembra perdere la capacità di affrontare gli ostacoli quotidiani senza il ricorso ad un qualche “aiuto artificiale”. I suoi ritmi sono dominati, gestiti e alterati da comportamenti di dipendenza, ossessioni, abitudini profondamente sbagliate. Risulta radicalmente perturbato il rapporto sonno/veglia, con gli apparecchi tecnologici che stimolano ulteriormente l’iperattività se non utilizzati nella giusta maniera e soprattutto se ci si espone ad essi nelle ore che normalmente dovrebbero precedere una sana dormita. Non si tratta del semplice “tirar tardi” ma di una riduzione drastica del tempo di riposo: i ragazzi di oggi dormono pochissimo durante la settimana, tentando faticosamente di recuperare nel weekend, con esiti spesso negativi sulle loro capacità di concentrazione, memoria e sulle loro prestazioni cognitive. Tutto ciò genera stress, nervosismo, ansia, che i genitori non sanno come gestire se non rivolgendosi a qualche specialista, oppure fingendo di non voler vedere che l’unica cosa da fare è ristabilire relazioni, monitorare i comportamenti, non per un’esigenza di controllo ma per ricostruire quella comunicazione e quel supporto emotivo che sembrano perduti, sostituiti dall’ingestione di una pillola per non soffrire o non sentire più nulla.

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