“Fermiamoci un attimo!” due anni dopo

Pubblicato: 11 aprile 2013 in Uncategorized
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“Dobbiamo cercare di dare un taglio alle nostre speranze di continuità […], vedere ogni situazione e istante come un’unità. Differente, indipendente. Un lavoro in corso” [D. Eggers, Conoscerete la nostra velocità, p. 160]

Con queste parole lo scrittore americano Dave Eggers descrive l’avventuroso viaggio in giro per il mondo dei due protagonisti del suo romanzo “Conoscerete la nostra velocità”. A volte è proprio la narrativa ad offrirci, più o meno volontariamente, una descrizione sociologica del presente. Eggers in queste righe coglie l’essenza del nostro tempo che tanti hanno chiamato post-moderno. L’avvento delle tecnologie ha favorito questa imperante cultura della velocità, che però non nasce con la Rete né va ricondotta alle sue ultime manifestazioni, i social network, sulle cui bacheche i vari post, messaggi, interventi si moltiplicano e si superano l’un l’altro, lasciando in realtà una traccia, ma diventando obsoleti già pochi istanti dopo che li abbiamo letti. Cosa c’entra tutto questo con la prevenzione o con la salute? Non è difficile capirlo. La velocità costringe alla performance, a sentirsi sempre impegnati a rincorrere qualcosa, in dovere di assicurare il giusto apporto prestazionale. E’ in questo quadro che si collocano da tempo i consumi in senso lato, dall’acquisto dell’ultimo modello di smartphone al sogno di un’auto nuova, sino ai consumi di sostanze e alla ricerca dei numerosi additivi che ci permettono di affrontare la nostra quotidianità.133151778-afb2f642-3a32-4a4f-a26a-fe388e02ef1c Una realtà mutata, in cui non è vero soltanto che le stesse sostanze divengono una merce, ma anche che le merci somigliano sempre più a droghe: nascono così anche le nuove dipendenze, dal workaholism del lavoro che invade il nostro cosiddetto “tempo libero”, ai disturbi alimentari, alle promesse di un gioco d’azzardo col quale si sogna la vincita che ci possa elevare dalle sabbie mobili di una vita economicamente sempre meno soddisfacente. Le “vecchie” dipendenze peraltro non scompaiono, semmai si trasformano con la comparsa di nuove droghe smart, furbe, che eludono i controlli e che si diffondono altrettanto rapidamente grazie alla Rete, oppure ravvivano consumi già noti come quello della cocaina, droga sempre più alla portata di tutti. A ciò si aggiungono le feste degli happy hour, le abbuffate alcoliche del sabato sera, gli shots da consumare al volo. La velocità è il vero imperativo sociale.

Fermarsi, per contro, pare impossibile. Arrestare questo flusso di informazioni, di inviti al consumo, questa pioggia di seduzioni pubblicitarie che ci circondano e ci attanagliano, è pura utopia. Percepiamo, come adulti responsabili delle nuove generazioni, l’incredibile velocità di digitazione dei bambini e degli adolescenti sempre più multitasking. Ma dobbiamo proprio rinunciare a creare momenti di riflessione, di condivisione, di critica? Certo, siamo costretti in qualche modo ad adeguarci ai nuovi ritmi sociali, a comprendere quella che probabilmente sarà una touch screen generation, che vive nel paradigma dello switch, del cambio rapido da uno strumento all’altro, da una pagina Internet all’altra, o tra le mille applicazioni di un tablet, di un I-Pad o di uno smartphone. SmartphoneTuttavia sarebbe un errore rinunciare in partenza a giocare la nostra partita, come allenatori che studiano il gioco dell’altra squadra, che ragionano a tavolino, che rallentano per comprendere l’avversario. Sembriamo una schiera di scacchisti contro una formazione di centometristi, ma possiamo integrare le reciproche competenze.

Come educatori, genitori, insegnanti, non possiamo limitarci però a fare l’elogio della lentezza contro la velocità imperante. Dobbiamo appunto, fermarci un attimo, nella constatazione che il nostro presente è sempre più frammentato, fatto di attimi, istanti separati, flash, spunti, tweets. A noi spetta il compito di creare connessioni, di evitare che le nuove generazioni vivano una realtà divisa in spot. A tutto ciò si aggiunge il compito educativo di promuovere la salute, intesa come benessere fisico, psicologico, sociale, in senso lato anche culturale e politico; compito ancora più difficile nell’epoca della crisi economica e di una presentificazione estrema, in cui si tende a gettare via il passato e non si ha la capacità per immaginare il futuro, e in cui i ragazzi giustamente faticano a progettare e progettarsi. E’ qui che molti scelgono di vivere esclusivamente il presente, col piede sull’acceleratore, mentre molti altri provano a ritagliarsi spazi di evasione dall’ansia, momenti di relax; per i primi ci sono sostanze che attivano, che eccitano, che rendono perfettamente performanti. Per i secondi ci sono farmaci sedativi, tranquillanti, cannabinoidi e molto altro. Sovente le due categorie si mescolano e diventano semplicemente momenti diversi della vita di una stessa persona.

fermiamoci-un-attimo-il-blog-come-spazio-di-riflessione-e-promozione-della-salute-nella-tecno-era-della-velocita1

Due anni fa esposi riflessioni simili nel mio volume Fermiamoci un attimo! ed oggi quel titolo mi pare ancora estremamente attuale e funzionale a descrivere ciò che sta accadendo nella nostra società dei consumi. Allora parlai di una riscoperta della lentezza, oggi forse mi sento più propenso a ricercare una velocità controllata e a vedere noi educatori come dei “limitatori di velocità” di auto che viaggiano sempre più rapide sull’autostrada della contemporaneità. Dobbiamo acquisire scaltrezza, essere smart ben più dei nostri telefonini, siamo noi a dover riacquisire una capacità di controllo e di decisione, siamo noi a dover comprendere e a doverci prendere cura dei nostri adolescenti, senza vivere tuttavia nella preoccupazione, nell’allarmismo sociale o nell’ansia della protezione a tutti i costi. Solo così loro impareranno a navigare nel mare magnum del presente.

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