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Oggi ho scelto di proporre un videoclip, che col sottofondo di una musica elettronica rappresenta in modo diretto ma non “terroristico” le  sostanze più diffuse. In questo video si alternano personaggi, volti, corpi che ballano, quasi tutti storditi o viceversa eccitati da qualche tipo di droga, legale o illegale che sia. Si succedono quindi situazioni diverse, più o meno piacevoli, di ragazzi, ragazze ed adulti.

Abbiamo persone che consumano cocaina o altri eccitanti per sentirsi più Up, su di giri, altri invece che ricorrono alle più comuni droghe sintetiche e designer drugs come l’ecstasy, altri ancora che ingeriscono 4-5 sostanze differenti per provare l’ebbrezza di uno sballo totale.

Interessante, al termine del video, è il commento di un personaggio che si allontana dalla discoteca, quasi inorridito dal numero di ragazzi sotto effetto di stupefacenti. La didascalia conclusiva, tuttavia, ci dice che anche lui ha assunto qualcosa, ovvero un noto antidepressivo. Insomma, il filmato offre una miriade di spunti sugli aspetti sociali del consumo di droghe oggi, sull’innumerevole offerta di prodotti più o meno nuovi sul mercato (quasi un supermarket delle sostanze), e sulle vite sempre più drogate dell’uomo comune.

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Un’inchiesta del giornale “La Repubblica” quest’oggi fotografa una situazione a dir poco allarmante per quanto riguarda il consumo di cocaina in Italia. Una di quelle situazioni che probabilmente s’immaginano, di cui si ha il sospetto, ma di cui raramente si parla in modo chiaro e aperto: la coca è in assoluto la sostanza più diffusa negli ambienti di lavoro. Non stiamo parlando soltanto di alta moda, finanza, imprenditoria, ma dei più svariati settori. La usano operai, magistrati, piloti di aereo, autisti di mezzi pubblici, muratori, medici, infermieri. Una striscia per sentirsi più attivi e performanti,  per essere capaci di gestire ore ed ore di lavoro, fatica, stress. Per non dovere staccare mai, per tollerare meglio ritmi di vita sempre più serrati che nessuno ha più voglia di mettere in discussione, anche perché si tratterebbe di mettere in discussione due dei princìpi fondanti della nostra stessa società, la performance e la velocità.

Vite dopate, alterate da questa e da altre sostanze. La cocaina è solo una delle innumerevoli fonti di questo doping quotidiano: non è raro che la si consumi in associazione con l’eroina, magari per placarne o spegnerne gli effetti di euforia e sovra-eccitazione, o che sia seguita da qualche farmaco per facilitare il sonno, o che la si alterni alle amfetamine per mantenere una performance ancora maggiore.  In Italia oggi vi sono circa 2 milioni di consumatori di coca, e tra questi non va dimenticato un significativo 5% di minori che la utilizzano prevalentemente in modo “ricreativo”, in una poli-assunzione che riguarda per lo più il weekend. Una droga che diventa sempre più routine, parte del quotidiano, abitudine a cui non si fa più caso, che diamo per scontata come altre forme di consumo ed abuso, assolutamente non percepite come tali ma quasi come una normale funzione corporea, come respirare o nutrirsi.

Oggi gli effetti della coca, anche a lungo termine, sono noti quasi a tutto. Buona parte dei decessi per arresti cardiaci o per problemi cardiovascolari non dovuti all’età o a patologie specifiche è attribuibile oggi al consumo di questa sostanza. La “bamba” è dappertutto: nei bagni dei locali pubblici, negli stadi la domenica, sulle scrivanie, nelle case, nelle automobili e nei camion che percorrono il nostro Paese. L’offerta è sempre più capillare e dettagliata, si va dalla classica vendita al grammo alle mini-dosi. In qualunque caso, la spesa media per ciascun consumatore incide non poco sullo stipendio. A quel punto, c’è chi continua a rovinarsi e chi opta per sostanze meno dispendiose, non rinunciando tuttavia al suo doping quotidiano.

Di fronte a questa diffusione ubiquitaria della coca, bastano gli appelli ad effettuare più controlli e test antidroga, sulle strade e sui posti di lavoro? Non si dovrebbe attuare un ripensamento più profondo degli aspetti della nostra società che hanno condotto a questa sovrabbondanza di consumi e a questa normalizzazione della maggior parte delle droghe?

[per approfondimenti si legga l’inchiesta originale di Repubblica online http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2012/02/23/news/i_mestieri_della_coca-29612447/ ]

Di seguito vi propongo un’interessante intervista al rapper Fabri Fibra andata in onda qualche tempo fa a “Le invasioni barbariche”. Dalle parole del cantante, che vi invito ad ascoltare con cura, nasce un interessante dibattito che vede protagonista anche il filosofo Umberto Galimberti. Si parla di giovani, consumo di droghe (in particolare cocaina) e disagio emotivo e relazionale.

Secondo una recente ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità, brevemente riportata nei giorni scorsi dal quotidiano gratuito City, il 22,9% dei bambini italiani tra gli 8 e i 9 anni sarebbe in sovrappeso e per l’11,1% vi sarebbero problemi di vera e propria obesità.  Alla base di questi dati, indubbiamente preoccupanti, vi è secondo gli esperti una drastica riduzione dell’attività sportiva e fisica in genere, oltre ad un peggioramento significativo delle abitudini alimentari. Sempre più bambini saltano la prima colazione, considerata dai nutrizionisti come un pasto fondamentale nella giornata-tipo di una persona, moltissimi bevono quotidianamente bibite gassate e zuccherate, consumano merendine ad alto contenuto di grassi e non mangiano frutta né verdura. La percentuale di bambini con problemi alimentari di questo genere è più alta nelle regioni del Sud, mentre pare che in alcune zone come il Trentino sia decisamente più bassa.

Naturalmente le problematiche alimentari non si fermano qui, se si considerano gli adolescenti che cadono in disturbi patologici come l’anoressia e la bulimia, oppure il diffondersi del complesso e temibile fenomeno della drunkoressia, nel quale confluiscono l’abuso di alcol nel weekend e l’ossessione per la magrezza e la dieta ipocalorica tipica dei disturbi anoressici.

Alla base di questi problemi vi sono sicuramente delle difficoltà di tipo emotivo e relazionale, mentre nel caso dell’obesità molto va imputato alla vita sempre più sedentaria dei bambini e degli adolescenti, che trascorrono ancora molte ore davanti alla TV e ai videogiochi ma che soprattutto praticano sempre meno sport. A dispetto di una cultura di massa che esalta gli eroi sportivi e il culto del corpo oltre ogni misura, nel nome della performance, lo sport come hobby, anziché come prestazione legata al successo , alla fama, alla vittoria, sembra essere in forte calo. Se da un lato aumentano i giovani iscritti dai propri genitori a qualche squadra di calcio o a qualche altra attività agonistica, più per la speranza che possano divenire campioni, che per la volontà di farli socializzare coi propri pari, viceversa sembrano ormai mosche bianche i bambini e i ragazzi che praticano liberamente ed autonomamente attività fisiche nei parchi, nei giardini, negli spazi pubblici. In questi ultimi, al contrario, si moltiplicano i divieti e le restrizioni, talora in maniera davvero esagerata (basti pensare a certe multe appioppate ai ragazzini che giocano a pallone in spiaggia), ma soprattutto è sempre più rara la presenza di genitori che con pazienza, disponibilità e amore accompagnano i propri figli. Allo stesso modo, il caro vecchio amore mediterraneo per la buona cucina e le ore da dedicare ad una sana e curata alimentazione sembrano un pallido ricordo: c’è sempre meno tempo da spendere per preparare una buona cena, ed ancora meno per chiacchierare con i figli davanti ad una tazza di latte a colazione.

[fonte originale: City online http://city.corriere.it/2011/04/12/milano/documenti/italia-oltre-milione-bambini-sovrappeso-301120458884.shtml ]

Si chiama “Le bolle d’alcol” ed è un video che mette insieme slogan, interviste e opinioni dei ragazzi: lo hanno realizzato, al termine dello scorso anno scolastico 2010-2011, gli studenti dell’Ente di Formazione professionale “Forma” di Chiavari (GE), nell’ambito del progetto “Attiv@mente”, a cura del Centro di Solidarietà di Genova e finanziato dalla Provincia. Il video rappresenta un tentativo, da parte di alcuni adolescenti, di comunicare ai propri coetanei un messaggio di prevenzione dei rischi associati al consumo di alcolici tra i giovani, in un’ottica di educazione tra pari.

Le riprese, i dialoghi, le interviste ed il tema sono stati interamente scelti dagli studenti, che precedentemente avevano partecipato ad un ciclo di incontri informativi sul tema del consumo di alcol e sostanze illegali con gli educatori del settore Prevenzione del Centro di Solidarietà di Genova, con alcuni operatori del SerT della Asl3 e della Asl4,  con la Polizia Stradale e la Polizia Postale e delle Comunicazioni.