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ImmagineDopo le recenti polemiche sull’imminente apertura di una grande sala da gioco a Pegli, poi bloccata grazie ad una manifestazione popolare a cui avevano aderito molti cittadini ed esponenti di associazioni tra cui la Comunità di San Benedetto, in questi giorni a Genova si torna a parlare di gioco d’azzardo. A muoversi questa volta sono i ragazzi del Chico Mendes, che organizzano per il prossimo weekend del 6-7 luglio una serie di iniziative nel quartiere di Sampierdarena, una di quelle zone cittadine colpite da una massiccia diffusione di sale slot e “macchinette” nei bar. 
L’evento è stato battezzato Non giochiamoci Sampierdarena e prevede una riscoperta delle semplici e antiche forme di socializzazione di quartiere, dal torneo di cirulla (celebre gioco di carte ligure, variante della scopa) alla festa, con la proiezione di un film intitolato “Per molti euro in più”, prodotto da A. Nikakis e dal Laboratorio Sociale Buridda.

Al centro dell’iniziativa vi è l’attenzione per il dilagante fenomeno del gioco d’azzardo e delle slot machine, che, come sottolineano gli organizzatori, portano abbrutimento, emarginazione, solitudine, isolamento sociale, sino alla vera e propria dipendenza. Una piaga sociale che miete sempre più vittime e che in tempi di crisi economica rappresenta un abbaglio ed una falsa speranza a cui molti si aggrappano, pensando di poter modificare la propria condizione con una vincita, ma finendo per cadere in un circolo vizioso difficile da interrompere. 

Si intitola “La prevenzione nella scuola e nella comunità: Smart community” ed è il nono appuntamento nazionale organizzato dal Laboratorio Link di Padova, quello che vedrà tra il 4 e il 6 luglio prossimi impegnati educatori, professionisti del campo socio-sanitario, docenti in una serie di comunicazioni, workshop tematici e tavole rotonde.

Si discuterà principalmente di prevenzione, di come attuarla oggi nel mondo della scuola e nella società in senso più ampio, con approcci “ecologici” ma anche e soprattutto con un occhio di riguardo alle tecnologie e ai social media, che rendono possibili nuove forme di comunicazione e scambio.

Per ulteriori informazioni in merito al convegno, si rimanda alla pagina ufficiale: http://dpss.psy.unipd.it/link/convegni.php

“Dobbiamo cercare di dare un taglio alle nostre speranze di continuità […], vedere ogni situazione e istante come un’unità. Differente, indipendente. Un lavoro in corso” [D. Eggers, Conoscerete la nostra velocità, p. 160]

Con queste parole lo scrittore americano Dave Eggers descrive l’avventuroso viaggio in giro per il mondo dei due protagonisti del suo romanzo “Conoscerete la nostra velocità”. A volte è proprio la narrativa ad offrirci, più o meno volontariamente, una descrizione sociologica del presente. Eggers in queste righe coglie l’essenza del nostro tempo che tanti hanno chiamato post-moderno. L’avvento delle tecnologie ha favorito questa imperante cultura della velocità, che però non nasce con la Rete né va ricondotta alle sue ultime manifestazioni, i social network, sulle cui bacheche i vari post, messaggi, interventi si moltiplicano e si superano l’un l’altro, lasciando in realtà una traccia, ma diventando obsoleti già pochi istanti dopo che li abbiamo letti. Cosa c’entra tutto questo con la prevenzione o con la salute? Non è difficile capirlo. La velocità costringe alla performance, a sentirsi sempre impegnati a rincorrere qualcosa, in dovere di assicurare il giusto apporto prestazionale. E’ in questo quadro che si collocano da tempo i consumi in senso lato, dall’acquisto dell’ultimo modello di smartphone al sogno di un’auto nuova, sino ai consumi di sostanze e alla ricerca dei numerosi additivi che ci permettono di affrontare la nostra quotidianità.133151778-afb2f642-3a32-4a4f-a26a-fe388e02ef1c Una realtà mutata, in cui non è vero soltanto che le stesse sostanze divengono una merce, ma anche che le merci somigliano sempre più a droghe: nascono così anche le nuove dipendenze, dal workaholism del lavoro che invade il nostro cosiddetto “tempo libero”, ai disturbi alimentari, alle promesse di un gioco d’azzardo col quale si sogna la vincita che ci possa elevare dalle sabbie mobili di una vita economicamente sempre meno soddisfacente. Le “vecchie” dipendenze peraltro non scompaiono, semmai si trasformano con la comparsa di nuove droghe smart, furbe, che eludono i controlli e che si diffondono altrettanto rapidamente grazie alla Rete, oppure ravvivano consumi già noti come quello della cocaina, droga sempre più alla portata di tutti. A ciò si aggiungono le feste degli happy hour, le abbuffate alcoliche del sabato sera, gli shots da consumare al volo. La velocità è il vero imperativo sociale.

Fermarsi, per contro, pare impossibile. Arrestare questo flusso di informazioni, di inviti al consumo, questa pioggia di seduzioni pubblicitarie che ci circondano e ci attanagliano, è pura utopia. Percepiamo, come adulti responsabili delle nuove generazioni, l’incredibile velocità di digitazione dei bambini e degli adolescenti sempre più multitasking. Ma dobbiamo proprio rinunciare a creare momenti di riflessione, di condivisione, di critica? Certo, siamo costretti in qualche modo ad adeguarci ai nuovi ritmi sociali, a comprendere quella che probabilmente sarà una touch screen generation, che vive nel paradigma dello switch, del cambio rapido da uno strumento all’altro, da una pagina Internet all’altra, o tra le mille applicazioni di un tablet, di un I-Pad o di uno smartphone. SmartphoneTuttavia sarebbe un errore rinunciare in partenza a giocare la nostra partita, come allenatori che studiano il gioco dell’altra squadra, che ragionano a tavolino, che rallentano per comprendere l’avversario. Sembriamo una schiera di scacchisti contro una formazione di centometristi, ma possiamo integrare le reciproche competenze.

Come educatori, genitori, insegnanti, non possiamo limitarci però a fare l’elogio della lentezza contro la velocità imperante. Dobbiamo appunto, fermarci un attimo, nella constatazione che il nostro presente è sempre più frammentato, fatto di attimi, istanti separati, flash, spunti, tweets. A noi spetta il compito di creare connessioni, di evitare che le nuove generazioni vivano una realtà divisa in spot. A tutto ciò si aggiunge il compito educativo di promuovere la salute, intesa come benessere fisico, psicologico, sociale, in senso lato anche culturale e politico; compito ancora più difficile nell’epoca della crisi economica e di una presentificazione estrema, in cui si tende a gettare via il passato e non si ha la capacità per immaginare il futuro, e in cui i ragazzi giustamente faticano a progettare e progettarsi. E’ qui che molti scelgono di vivere esclusivamente il presente, col piede sull’acceleratore, mentre molti altri provano a ritagliarsi spazi di evasione dall’ansia, momenti di relax; per i primi ci sono sostanze che attivano, che eccitano, che rendono perfettamente performanti. Per i secondi ci sono farmaci sedativi, tranquillanti, cannabinoidi e molto altro. Sovente le due categorie si mescolano e diventano semplicemente momenti diversi della vita di una stessa persona.

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Due anni fa esposi riflessioni simili nel mio volume Fermiamoci un attimo! ed oggi quel titolo mi pare ancora estremamente attuale e funzionale a descrivere ciò che sta accadendo nella nostra società dei consumi. Allora parlai di una riscoperta della lentezza, oggi forse mi sento più propenso a ricercare una velocità controllata e a vedere noi educatori come dei “limitatori di velocità” di auto che viaggiano sempre più rapide sull’autostrada della contemporaneità. Dobbiamo acquisire scaltrezza, essere smart ben più dei nostri telefonini, siamo noi a dover riacquisire una capacità di controllo e di decisione, siamo noi a dover comprendere e a doverci prendere cura dei nostri adolescenti, senza vivere tuttavia nella preoccupazione, nell’allarmismo sociale o nell’ansia della protezione a tutti i costi. Solo così loro impareranno a navigare nel mare magnum del presente.

ImmagineIn questi ultimi mesi si è sentito parlare molto del gioco d’azzardo come nuova piaga italiana. Le associazioni ed il terzo settore si sono mobilitati, chiedendo al Ministero della Salute un’azione diretta per contrastare questo dilagante fenomeno. I dati sono preoccupanti, descrivono il gambling come una delle nuove e più forti dipendenze; lo stesso Dipartimento Politiche Antidroga ha di recente pubblicato un manuale per il trattamento di questa patologia. Gli esperti delle varie forme di addiction stanno cercando un po’ faticosamente di fronteggiarla, in un tempo in cui sicuramente il mondo del sociale non gode di grande appoggio politico ed economico.

A volte pare di combattere una battaglia del tutto impari, quasi a volersi lanciare con le spade contro una schiera di carri armati. Basta guardarsi intorno per rendersi conto che le sale da gioco proliferano senza alcun controllo, così come le macchinette nei bar, per non parlare dei potentissimi casinò online. Se per questi ultimi è più difficile porre un freno diretto, vista l’immensità ed il potere della Rete, qualcosa si può e si deve fare per impedire che nascano come i funghi altre sale da gioco sul territorio. Basta fare un giro in alcuni quartieri genovesi, non a caso quelli più “popolari” come Bolzaneto o Sampierdarena o Rivarolo, per imbattersi in decine di questi luoghi dove si pratica l’azzardo. Se vi capita, provate a camminare in queste zone i primi giorni di ogni mese, e vedrete decine e decine di pensionati ed altri comuni cittadini andare a dilapidare in poche ore quanto hanno appena prelevato alle Poste. Non è allarmismo, ma una triste realtà.

In questo quadro realmente osceno, verso cui è impossibile non nutrire indignazione come uomini e come cittadini onesti (visto che dietro all’azzardo fanno affari svariate organizzazioni criminali, col tacito assenso dello Stato), i Genovesi devono anche assistere all’ulteriore apertura di un casinò sul lungomare di Pegli; per l’inaugurazione è stata invitata come madrina niente meno che Nicole Minetti, ex consigliere del PDL indagata dalla procura di Milano per favoreggiamento della prostituzione. Personalmente ritengo che si tratti di un grave affronto alla cittadinanza onesta e a tutti coloro che da anni si battono per affrontare le dipendenze patologiche. Il nostro impegno quotidiano viene sovente vanificato da scelte politiche ed economiche scellerate, il nostro sforzo di operatori della prevenzione si scontra con il pesantissimo scoglio di quei fantomatici “fattori di rischio”, che possiamo controllare e contro-bilanciare soltanto in parte, finché si tratta di fattori individuali, psicologici, o di contesti familiari coi quali possiamo interagire direttamente. Quando di mezzo ci sono fattori macro-sociali di questa portata, la prevenzione richiede di essere sostenuta da un’azione politica, una mobilitazione sociale senza la quale il disagio avrà sempre la meglio, e la nostra lotta quotidiana sarà persa.  

ImmagineAgli inizi di marzo partirà tra Milano e Verbania un corso di alta formazione per gli operatori del terzo settore, delle ASL, della scuola e degli enti locali, intitolato “Tra media e peer education. Modelli e pratiche per una prevenzione 2.0”. Il corso , promosso dall’Università Cattolica di Milano insieme all’associazione Contorno Viola (che da anni lavora nell’educazione tra pari), alla cooperativa Lotta contro l’Emarginazione e alla ASL VCO, si propone di diffondere modelli di prevenzione dei comportamenti a rischio e promozione della salute, incentrati sulla comunicazione tra pari e sull’utilizzo dei media digitali. Le lezioni si svolgeranno tra marzo a giugno e riguarderanno diversi temi tra cui la gestione dei gruppi, l’universo adolescenziale, la comunicazione nell’era del Web 2.0.

Il corso, particolarmente interessante ed innovativo nelle sue tematiche, si riallaccia ad una discussione emersa negli ultimi 2-3 anni tra operatori del sociale, in particolare nel convegno svoltosi a novembre 2010 ad Alba, intitolato “Nativi digitali” (per una sintesi degli argomenti trattati si veda questo sito: http://cssnatividigitali.wordpress.com/programma-completo/ ). Oltre a porsi come un’ottima opportunità di formazione, potrà rappresentare, a nostro avviso, anche un’ulteriore occasione di confronto tra educatori, insegnanti ed altri professionisti provenienti da realtà geografiche e sociali differenti, in un periodo certo non facile per il mondo del sociale, nel quale più che mai s’impone l’esigenza di progetti innovativi, efficaci e sostenibili.