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Non solo frequenti episodi di disagio psichico, casi crescenti di depressione, ed altre forme di stress dovuti a traumi e shock vissuti in guerra: pare che i militari, in particolare quelli del Regno Unito, siano decisamente esposti al rischio di abusare di alcolici, una volta concluso il proprio periodo di servizio. Il 13% dei soldati britannici sarebbero vittime di questa problematica, una percentuale superiore del doppio a quella della popolazione civile. L’abuso di sostanze, del resto, storicamente ha quasi sempre rappresentato un problema per i reduci dalle guerre, specie nel Novecento. L’esposizione prolungata a tensioni, regimi di vita particolarmente rigidi, ed ovviamente ad un costante rischio di vita, ha portato ad esempio molti reduci del Vietnam a varie forme di patologia psichiatrica, alla depressione e conseguentemente a ricorrere a sostanze psicotrope sia legali (come l’alcol), sia soprattutto illegali. Sembra dunque che oggi tra i militari britannici, impegnati in diverse missioni internazionali in luoghi “caldi” del pianeta come l’Afghanistan o l’Iraq (anche se è notizia di questi giorni il ritiro della missione dallo Stato del Golfo Persico), si stia ripetendo la stessa storia.

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Pubblico di seguito la sintesi di un articolo apparso tempo fa su “Il Secolo XIX” , scelto da uno studente di una classe quinta del Liceo Scientifico-Tecnologico “Majorana – Giorgi” di Genova e segnalatomi da professor Solinas, che collabora con me al progetto “Prevenzione 2.0”. La vicenda, particolarmente drammatica, testimonia una volta di più quanto sia ampio e complesso il problema dell’alcol tra i giovani, non soltanto nel nostro paese.

Gareth Anderson, un diciannovenne di Belfast, si prepara a morire su un letto di ospedale. Questo perché, dopo una pesante serata tra amici, durante la quale ha bevuto circa trenta lattine di birra, si è visto collassare il fegato e i medici non hanno potuto fare niente per lui. Questo a causa di una legge in vigore in Gran Bretagna che vieta il trapianto di fegato agli alcolisti a meno che questi non dimostrino di non bere da almeno sei mesi. Si ritiene, infatti, assurdo sprecare un fegato, vista l’elevata richiesta, donandolo ad una persona che continuerà a bere, condannando a morte un altro paziente.

Il padre protesta dicendo che è una legge valida per i soli adulti e che suo figlio Gareth, essendo solo un ragazzo di diciannove anni, merita un’ altra possibilità. Un caso analogo fu quello di Gary Reinbach, un alcolista che iniziò dalla giovane età di tredici anni e morì a ventidue, dopo un trapianto negato. In quel caso, l’appello della madre fu inutile. L’alcolismo è un fenomeno diffuso tra i giovani; ora viene chiamato dai giovani inglesi “Binge Drinking” ossia bere fino a svenire o stare male. Ci sono anche delle regole: cinque bicchieri per i maschi e quattro per le femmine bevuti velocemente per aumentare gli effetti dell’alcol. Gareth comunque è stato trasferito nell’ospedale nord-irlandese più attrezzato ma la diagnosi non è cambiata, senza un trapianto Gareth non ha speranza di sopravvivenza. Le pressioni ai politici non hanno avuto nessun effetto. Il ministro nord-irlandesee Michael Mc Gimpsey segue il caso da vicino ma, purtroppo, non è in suo potere cambiare le regole sui trapianti. A Gareth dunque non resta che aspettare la morte, alla giovane età di diciannove anni. Una pubblicità del distretto inglese di Wakefield contro il Binge Drinking dice: La metà dei crimini violenti è legata all’alcol. Salute.