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ImmagineDa qualche anno, precisamente da quando si sono fatti più intensi i richiami sociali all’uso di alcolici e parallelamente sono aumentate le preoccupazioni di medici, psicologi e altri “addetti ai lavori” per la salute dei più e meno giovani, sentiamo parlare di prodotti innovativi per ridurre l’effetto dell’alcol e minimizzarne le conseguenze negative. Due o tre anni fa in Italia si diffuse il mito di una bevanda capace di azzerare il tasso alcolico nel sangue in poche decine di minuti, permettendo così a chi aveva bevuto di passare indenne la prova dell’etilometro. Subito si scatenarono le polemiche, anche perché l’organismo umano, dissero gli esperti, ha un tempo naturale di smaltimento dell’alcol ed alterarlo con altre sostanze può comportare qualche rischio. Inoltre non si conosceva l’esatta composizione chimica del tanto decantato “beverone miracoloso”. Presto il tutto si risolse in una bufala, che tuttavia aveva fruttato qualche soldo agli inventori della bevanda anti-etilometro.

Più recentemente negli Stati Uniti qualcuno ha sostenuto di aver inventato un utilissimo cerotto capace di ridurre le conseguenze delle sbronze, vale a dire i mal di testa, la nausea ed altri fastidiosi sintomi del “morning after”. Non si sa se questo nuovo pseudo-farmaco, già venduto in Rete, sia in grado di mantenere le sue promesse, ma di certo è prevedibile un boom di vendite tra coloro che non vogliono rinunciare all’ubriacatura del sabato sera come vero e proprio rituale, ma non amano sentirsi male la mattina dopo. Più che gli effetti collaterali del cerotto americano, bisognerebbe fare attenzione al messaggio che tramite esso si fa passare, del tipo “conciati pure peggio che puoi, tanto ci sarà sempre qualcosa che ti rimette in sesto”. 

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bottiglia di vino in tavolaCome riportato ormai da tempo in diversi studi statistici, e di recente ribadito dall’Osservatorio permanente sull’alcool, sembra proprio che l’uso di bevande alcoliche tra i giovanissimi stia diventando sempre più precoce. L’età del primo contatto con tali bevande sembrerebbe mediamente compresa tra i 12 e i 14 anni, fa sapere l’Osservatorio. Tuttavia una domanda sorge spontanea: è questo il vero problema, o piuttosto il fenomeno del consumo di alcool va visto con maggiore attenzione e precisione? Mi spiego meglio: l’abitudine a bere vino a tavola, ad esempio, costituisce da sempre una delle tradizioni della cultura mediterranea e dunque della stessa cucina italiana. Non voglio qui addentrarmi in discutibili elogi delle “proprietà benefiche” del vino, che potrebbero essere facilmente smentiti da svariati studi scientifici, ma piuttosto sottolineare come non necessariamente un primo approccio al bicchiere di vino in famiglia sia il preludio a quell’abuso di alcolici che oggi vediamo essere sempre più popolare tra gli adolescenti. Al contrario, un’educazione al consumo consapevole non potrebbe forse consentire ai giovani di compiere scelte più mature, e meno condizionate dall’abituale associazione, sostenuta anche a livello pubblicitario, tra alcol, divertimento e sballo?

Ciò a cui abbiamo assistito negli ultimi anni è stata la progressiva sostituzione del consumo “mediterraneo” di bevande alcoliche (soprattutto il vino) con una modalità di consumo nord-europea, più orientata verso birre e soprattutto superalcolici. Da questo punto di vista, quanto è legittimo preoccuparsi del fatto che i nostri adolescenti o pre-adolescenti assaggino un bicchiere a tavola coi genitori? Lo è nella misura in cui a quel primo contatto non seguono il dialogo, l’educazione al rispetto di sé e degli altri e alla consapevolezza delle proprie scelte. Con la demonizzazione e la proibizione non si va molto lontano.

[articolo originale: http://www.cufrad.it/news.php?id_news=14898&titolo=Il%20primo%20drink%20alcolico%20tra%2012-14%20anni,%20l’allarme%20sui%20giovanissimi ]

Riportiamo oggi una notizia, pubblicata in Italia da Repubblica, relativa ad un’iniziativa della polizia di Cardiff, in Galles. Le forze dell’ordine locali, esasperate dalle esagerazioni di molti giovani universitari della città gallese, hanno scelto di rendere pubbliche le fotografie di questi ragazzi, nella speranza che ciò possa servire a sensibilizzare sul problema dell’abuso di alcol.

La galleria, visibile sul sito di Repubblica.it al link http://www.repubblica.it/persone/2011/10/11/foto/cardiff_giovani_e_alcol_le_strade_della_vergona-23041511/1/?ref=HRESS-2 , mostra alcune ragazze accovacciate ai lati della strada, visibilmente provate dall’assunzione di alcolici, ed altri giovani in atteggiamenti piuttosto spensierati.

Non si sa quanto questa iniziativa servirà realmente a colpire l’opinione pubblica e soprattutto a raggiungere i giovani, facendo riflettere su come l’alcol sia diventato da tempo un problema molto serio, soprattutto per i comportamenti a rischio ad esso correlati. Di sicuro farà discutere la scelta di pubblicare certe foto che, all’opposto, potrebbero anche suscitare un desiderio di emulazione più che di repulsione. Che ne pensate?