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Il governo britannico presieduto da Cameron, anche alla luce delle recenti polemiche sui danni sociali (e soprattutto sui costi sanitari) dell’alcol, che nel Regno Unito rappresenta certamente un problema, pensa di alzare il prezzo medio degli alcolici. Tale misura, in particolare, dovrebbe riguardare le bevande alcoliche reperibili nei supermercati, e spesso utilizzate dai giovani (e non solo) per cominciare una serata di binge drinking, da proseguire nei pub o in discoteca. Anche l’associazione dei medici britannici, tempo fa, suggerì questa proposta come potenzialmente efficace per contrastare il fenomeno.

Basterà alzare il prezzo delle bevande alcoliche per arginare le “abbuffate” dei fine settimana? Oppure servono strategie differenti?

A giudicare da un articolo comparso sul quotidiano “Il Mattino” nei giorni scorsi, pare che il Capodanno a Napoli e dintorni abbia lasciato strascichi molto pesanti non solo per quanto riguarda i feriti (e la vittima) dei tradizionali botti, più o meno legali. Sembra infatti che almeno una decina di adolescenti siano finiti in coma etilico nella prima notte del 2011. Il coma dato da un’eccessiva assunzione di alcolici non va affatto trascurato: può condurre infatti a gravissime complicazioni anche a livello respiratorio, o addirittura alla morte. Non va dimenticato, poi, l’impatto che un consumo esagerato di alcol può avere sul fegato, e specialmente sull’organismo dei giovanissimi, che è ancora in fase di sviluppo. Eppure, anche la cronaca locale sembra confermare quello che le statistiche dicono da qualche anno, cioè che si sta abbassando l’età del consumo di alcolici, con particolare rilevanza per il fenomeno delle “abbuffate alcoliche” o binge drinking. Sempre più importante risulta dunque una corretta campagna di sensibilizzazione degli adolescenti (e dei giovani adulti, coinvolti anch’essi in prima persona in questi comportamenti), per evitare altri Capodanni, ma anche altri weekend, “col botto”..

Secondo uno studio condotto dalla Loyola University ed esposto dalla Society for Neuroscience di San Diego, negli Stati Uniti, il binge drinking, molto diffuso nei Paesi anglosassoni e nel Nord Europa, ma oggi ben noto anche nella maggioranza dei Paesi mediterranei, può provocare alterazioni permanenti nel sistema che regola l’umore delle persone. Alcuni esperimenti effettuati sugli animali suggeriscono in particolare che ripetute “abbuffate alcoliche” possano causare, a distanza di tempo, una difsunzione nella risposta ormonale allo stress. Certo, come in tutti questi esperimenti, bisogna andar cauti nel pensare che gli effetti per il corpo umano e per quello animale debbano necessariamente essere gli stessi, tuttavia non è troppo remota la possibilità che l’assunzione di elevate quantità di alcolici (sino ad un tasso alcolemico di 1,5 o 2 g/l) col tempo possa avere effetti negativi per quanto riguarda la gestione dello stress, e quindi favorisca gli stati d’ansia.

A giudicare da un recente rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, sembrerebbe in aumento il fenomeno delle “abbuffate alcoliche” o binge drinking, tipico dei fine settimana. Il 18% dei consumatori tra i 18 e i 69 anni è definito “a rischio”, mentre se consideriamo la fascia 18-24 anni, la più esposta al fenomeno, la percentuale sale al 36%. Il binge drinking è più diffuso tra i ragazzi che tra le ragazze, ma soprattutto colpisce un target socialmente ed economicamente benestante, o comunque non disagiato, e per di più istruito; la maggior parte di questi bevitori, infatti, può vantare un titolo di studio quale un diploma di scuola superiore o di laurea. Insomma, pare proprio che le abbuffate alcoliche si confermino come un fenomeno tipico dei paesi più sviluppati e, rispetto ad altri consumi, vadano a colpire in prevalenza ragazzi cosiddetti “normali”, integrati e di buona famiglia, a conferma del ruolo sempre più sociale del consumo stesso.

Pubblico di seguito la sintesi di un articolo apparso tempo fa su “Il Secolo XIX” , scelto da uno studente di una classe quinta del Liceo Scientifico-Tecnologico “Majorana – Giorgi” di Genova e segnalatomi da professor Solinas, che collabora con me al progetto “Prevenzione 2.0”. La vicenda, particolarmente drammatica, testimonia una volta di più quanto sia ampio e complesso il problema dell’alcol tra i giovani, non soltanto nel nostro paese.

Gareth Anderson, un diciannovenne di Belfast, si prepara a morire su un letto di ospedale. Questo perché, dopo una pesante serata tra amici, durante la quale ha bevuto circa trenta lattine di birra, si è visto collassare il fegato e i medici non hanno potuto fare niente per lui. Questo a causa di una legge in vigore in Gran Bretagna che vieta il trapianto di fegato agli alcolisti a meno che questi non dimostrino di non bere da almeno sei mesi. Si ritiene, infatti, assurdo sprecare un fegato, vista l’elevata richiesta, donandolo ad una persona che continuerà a bere, condannando a morte un altro paziente.

Il padre protesta dicendo che è una legge valida per i soli adulti e che suo figlio Gareth, essendo solo un ragazzo di diciannove anni, merita un’ altra possibilità. Un caso analogo fu quello di Gary Reinbach, un alcolista che iniziò dalla giovane età di tredici anni e morì a ventidue, dopo un trapianto negato. In quel caso, l’appello della madre fu inutile. L’alcolismo è un fenomeno diffuso tra i giovani; ora viene chiamato dai giovani inglesi “Binge Drinking” ossia bere fino a svenire o stare male. Ci sono anche delle regole: cinque bicchieri per i maschi e quattro per le femmine bevuti velocemente per aumentare gli effetti dell’alcol. Gareth comunque è stato trasferito nell’ospedale nord-irlandese più attrezzato ma la diagnosi non è cambiata, senza un trapianto Gareth non ha speranza di sopravvivenza. Le pressioni ai politici non hanno avuto nessun effetto. Il ministro nord-irlandesee Michael Mc Gimpsey segue il caso da vicino ma, purtroppo, non è in suo potere cambiare le regole sui trapianti. A Gareth dunque non resta che aspettare la morte, alla giovane età di diciannove anni. Una pubblicità del distretto inglese di Wakefield contro il Binge Drinking dice: La metà dei crimini violenti è legata all’alcol. Salute.