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I giornali di oggi riportano la notizia di un nuovo massiccio giro di sostanze in Lombardia, con una vasta organizzazione criminale che, tra le altre attività, riforniva di cocaina gli studi di Mediaset. Una volta di più la zona di Milano, Varese e Bergamo si conferma come uno dei crocevia dei traffici illeciti (che in questo caso sembrano riguardare anche il commercio di armi), ed una delle regioni di massima diffusione delle nuove mafie.

[fonte: Repubblica.it ]

Un’inchiesta del giornale “La Repubblica” quest’oggi fotografa una situazione a dir poco allarmante per quanto riguarda il consumo di cocaina in Italia. Una di quelle situazioni che probabilmente s’immaginano, di cui si ha il sospetto, ma di cui raramente si parla in modo chiaro e aperto: la coca è in assoluto la sostanza più diffusa negli ambienti di lavoro. Non stiamo parlando soltanto di alta moda, finanza, imprenditoria, ma dei più svariati settori. La usano operai, magistrati, piloti di aereo, autisti di mezzi pubblici, muratori, medici, infermieri. Una striscia per sentirsi più attivi e performanti,  per essere capaci di gestire ore ed ore di lavoro, fatica, stress. Per non dovere staccare mai, per tollerare meglio ritmi di vita sempre più serrati che nessuno ha più voglia di mettere in discussione, anche perché si tratterebbe di mettere in discussione due dei princìpi fondanti della nostra stessa società, la performance e la velocità.

Vite dopate, alterate da questa e da altre sostanze. La cocaina è solo una delle innumerevoli fonti di questo doping quotidiano: non è raro che la si consumi in associazione con l’eroina, magari per placarne o spegnerne gli effetti di euforia e sovra-eccitazione, o che sia seguita da qualche farmaco per facilitare il sonno, o che la si alterni alle amfetamine per mantenere una performance ancora maggiore.  In Italia oggi vi sono circa 2 milioni di consumatori di coca, e tra questi non va dimenticato un significativo 5% di minori che la utilizzano prevalentemente in modo “ricreativo”, in una poli-assunzione che riguarda per lo più il weekend. Una droga che diventa sempre più routine, parte del quotidiano, abitudine a cui non si fa più caso, che diamo per scontata come altre forme di consumo ed abuso, assolutamente non percepite come tali ma quasi come una normale funzione corporea, come respirare o nutrirsi.

Oggi gli effetti della coca, anche a lungo termine, sono noti quasi a tutto. Buona parte dei decessi per arresti cardiaci o per problemi cardiovascolari non dovuti all’età o a patologie specifiche è attribuibile oggi al consumo di questa sostanza. La “bamba” è dappertutto: nei bagni dei locali pubblici, negli stadi la domenica, sulle scrivanie, nelle case, nelle automobili e nei camion che percorrono il nostro Paese. L’offerta è sempre più capillare e dettagliata, si va dalla classica vendita al grammo alle mini-dosi. In qualunque caso, la spesa media per ciascun consumatore incide non poco sullo stipendio. A quel punto, c’è chi continua a rovinarsi e chi opta per sostanze meno dispendiose, non rinunciando tuttavia al suo doping quotidiano.

Di fronte a questa diffusione ubiquitaria della coca, bastano gli appelli ad effettuare più controlli e test antidroga, sulle strade e sui posti di lavoro? Non si dovrebbe attuare un ripensamento più profondo degli aspetti della nostra società che hanno condotto a questa sovrabbondanza di consumi e a questa normalizzazione della maggior parte delle droghe?

[per approfondimenti si legga l’inchiesta originale di Repubblica online http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2012/02/23/news/i_mestieri_della_coca-29612447/ ]

Di seguito vi propongo un’interessante intervista al rapper Fabri Fibra andata in onda qualche tempo fa a “Le invasioni barbariche”. Dalle parole del cantante, che vi invito ad ascoltare con cura, nasce un interessante dibattito che vede protagonista anche il filosofo Umberto Galimberti. Si parla di giovani, consumo di droghe (in particolare cocaina) e disagio emotivo e relazionale.

Dopo la recente diffusione, in Italia, del “kobret”, la Rete dà notizia di una nuova potentissima sostanza, nota come “Paco” in Argentina e “Basuco” in Colombia. Si tratta di una particolare lavorazione della cocaina, nella quale la pasta viene mescolata con acido cloridrico, cherosene ed ammoniaca, e quindi tagliata con la polvere di vetro delle lampadine o altre sostanze particolarmente pericolose e tossiche. Oltre ad essere molto più potente, a livello di effetti, della cocaina tradizionale, il “Paco” (che viene per lo più fumato) è anche venduto a micro-dosi particolarmente accessibili ed economiche, che ne fanno un fenomeno davvero preoccupante in Sudamerica. In particolare, gli effetti di questa sostanza durano pochi minuti, e causano da subito una fortissima dipendenza, come dicono gli ex consumatori, cosicché si spende moltissimo per procurarsi continuamente nuove dosi ed avere uno sballo assicurato e senza freni. Vittime di questa droga sono, come spesso succede nei Paesi in via di sviluppo, i più poveri, che cercano in qualsiasi modo di procurarsi i soldi per accedere al “Paco”.

[articolo orginale: http://www.blog-news.it/go_ext.php?go=paco-la-droga-da-discount ]

Secondo la Relazione 2010 dell’Osservatorio europeo per le droghe (OEDT), oltre ad una larga diffusione della cannabis, la sostanza illegale in assoluto più consumata, la vera emergenza sembrerebbe la cocaina, soprattutto in Spagna e Gran Bretagna, i paesi dove maggiormente si usa la coca e dove questa sostanza fa più vittime. Colpisce, in particolare, il dato relativo al Regno Unito, dove i decessi per la “bamba” risulterebbero addirittura raddoppiati negli ultimi anni, precisamente tra il 2003 e il 2008. E’ proprio qui, tuttavia, che i dati della ricerca lasciano qualche perplessità: fotografano infatti una situazione che è già vecchia di un paio d’anni. In un mercato in continua trasformazione come quello della droga, che tra l’altro ha conosciuto importanti cambiamenti tra il 2008 e il 2009 con l’esplosione della crisi mondiale, due anni sono quasi un’eternità. Non si può dunque dire se in questo preciso momento la coca sia effettivamente in ascesa come poteva esserlo due anni fa, o se piuttosto debbano destare più d’un sospetto altre preoccupanti ascese come quelle dell’eroina, di cui si evidenzia da tempo un prepotente ritorno, o delle droghe sintetiche, recentemente al centro delle cronache (tragiche) del nostro Paese, ma in chiaro aumento anche nei paesi in via di sviluppo. Inoltre c’è, è bene ricordarlo, la solita droga “sottovalutata” ed assolutamente legale, l’alcol, non contemplato in questa ricerca, ma interessante soprattutto come possibile “droga d’accesso” o “sostanza ponte” per altri consumi, sempre meno selettivi e sempre più miranti allo sballo di una sera, all’evasione estrema in un quadro di generale normalità (la cosiddetta “Droga 3.0” stando ad uno degli ultimi interventi del sito droga.net).

Infine, un dato interessante. Dal rapporto dell’OEDT risulta anche notevolmente aumentato il numero di consumatori europei over 40, giunto sino al 19%. Le sostanze, dunque, sembrano sempre più un problema trasversale non solo alle classi sociali e ai vari Paesi, ma anche alle generazioni.