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Si chiama “Le bolle d’alcol” ed è un video che mette insieme slogan, interviste e opinioni dei ragazzi: lo hanno realizzato, al termine dello scorso anno scolastico 2010-2011, gli studenti dell’Ente di Formazione professionale “Forma” di Chiavari (GE), nell’ambito del progetto “Attiv@mente”, a cura del Centro di Solidarietà di Genova e finanziato dalla Provincia. Il video rappresenta un tentativo, da parte di alcuni adolescenti, di comunicare ai propri coetanei un messaggio di prevenzione dei rischi associati al consumo di alcolici tra i giovani, in un’ottica di educazione tra pari.

Le riprese, i dialoghi, le interviste ed il tema sono stati interamente scelti dagli studenti, che precedentemente avevano partecipato ad un ciclo di incontri informativi sul tema del consumo di alcol e sostanze illegali con gli educatori del settore Prevenzione del Centro di Solidarietà di Genova, con alcuni operatori del SerT della Asl3 e della Asl4,  con la Polizia Stradale e la Polizia Postale e delle Comunicazioni.

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Girando in Rete, e leggendo qualche recente articolo di cronaca, non è raro imbattersi, specie in questi periodi di vacanze, in racconti più o meno tragici di nuove pratiche estreme di rischio. Già tempo fa avevamo parlato del preoccupante eyeballing, l’usanza di versarsi alcol negli occhi in cerca di un improbabile quanto pericolosissimo sballo. Da qualche mese, però, si parla anche d’altro: il balconing, pratica consistente nel saltare giù da un balcone in piscina, oppure da un terrazzo all’altro, o il planking, la ricerca di una posizione orizzontale di equilibrio nei posti più impensati, con conseguenze spesso disastrose.

A tal proposito, vorrei proporre un paio di filmati che documentano queste nuove forme di rischio giovanile. Il primo è un documentario a cura dell’Università “La Sapienza” di Roma e vede, oltre ad alcune scene abbastanza impressionanti, la partecipazione e il contributo di illustri docenti che si occupano di comunicazione, società e pedagogia.

Il secondo video, invece, è una raccolta di immagini, alcune delle quali piuttosto sconvolgenti, sul planking , comportamento che pare dilagare in Australia e in molti altri Paesi e che fa registrare purtroppo numerose vittime, specie tra coloro che cercano di stare in equilibrio su ringhiere, cornicioni ed altre sporgenze dei palazzi.

Leggendo un articolo apparso su “Il Secolo XIX” ieri, 26 giugno, vengo a sapere di un episodio di cronaca giovanile avvenuto nei giorni scorsi durante la notte bianca a Fano: nonostante le imponenti misure di sicurezza, con Polizia, Guardia di Finanza, Vigili, volontari della Protezione Civile impegnati ad evitare spiacevoli inconvenienti quali risse o incidenti, è accaduto che una ragazza di 15 anni sia stata trascinata in spiaggia e violentata da tre ragazzi quasi coetanei (http://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cronaca/2011/06/26/532215-stuprano.shtml). Come si dice giustamente nell’articolo del quotidiano genovese, non basta “garantire per decreto” la sicurezza per evitare che certi drammi accadano; evidentemente si deve agire in profondità. A tale proposito la psicologa Gianna Schelotto, nel medesimo articolo, sostiene che le “notti bianche” come altre manifestazioni in voga da qualche anno, si siano trasformate in una sorta di libertà assoluta, di sospensione delle regole, di momento di quasi naturale trasgressione. Fin qui si può essere pienamente d’accordo, almeno finché non si legge, verso la fine dell’articolo, che “Internet ha cambiato la testa dei ragazzi e affermato l’idea che tutto sia possibile e lecito“. Qui una qualche riflessione va fatta. Siamo sicuri che sia il Web ad aver cambiato la testa dei nostri ragazzi? Siamo sicuri che il messaggio “tutto è possibile e lecito”, che la trasgressione come moda quasi istituzionalizzata (e quindi, se ci pensiamo bene, di per sé non più trasgressiva!) siano il frutto della diffusione di una tecnologia? Non è forse vero, piuttosto, che così facendo si guarda solo alla punta dell’iceberg? Internet è certamente, oggi, luogo anche di malefatte, di trasgressioni, di evasioni dalla realtà o all’opposto di estremizzazioni di essa, ma l’invito alla rottura delle regole, o, per la precisione, di qualunque regola, viene da più lontano. Lo stesso vale per i comportamenti a rischio, che oggi vediamo esplicarsi nell’eyeballing dei ragazzi che si versano la vodka negli occhi, o nel balconing di chi si lancia dal terrazzo o tenta improbabili equilibrismi, o ancor più semplicemente nelle corse in auto sotto effetto di alcolici. Anch’essi hanno una radice ben più lontana di Internet. Semmai la tecnologia è ciò che consegna in mano al trasgressore un ulteriore potere, quello di dare visibilità a ciò che si fa, spesso anche alle spalle di qualcun altro (si veda il cyberbullismo). Tuttavia, ben prima di Internet, non era forse la TV commerciale, per prima, a bombardare giovani e meno giovani di messaggi che invitavano (e invitano tuttora) al consumo sfrenato, alla trasgressione, al no-limits ? Non sono stati anni di propaganda del rischio come autentico valore sociale (pensiamo, ad esempio, al rischio di chi gioca in Borsa, o d’azzardo..) a far passare questo tipo di slogan? Se vogliamo una risposta a terribili casi di cronaca, la troviamo nella rinascita educativa, nell’alternativa che sappiamo offrire ai più giovani, nel supporto che diamo loro anche nell’avvicinarsi a queste nuove forme di comunicazione che rappresentano sicuramente un rischio ma anche una grande opportunità, purché non siano lasciate al Far West del “tutto è lecito”.

In questi ultimi giorni si è sentito davvero di tutto, a proposito delle sostanze più o meno legali. Prima è stata la volta delle smart drugs che hanno occupato le cronache estive, nazionali e locali, finendo nel mirino dell’azione repressiva delle forze dell’ordine e delle politiche del Dipartimento Antidroga (non si sa con quale successo, vista la sempre più rapida immissione sul mercato di nuove sostanze..). Quindi è arrivata la notizia della nuova moda del balconing, ossia lanciarsi da un balcone all’altro sotto effetto di alcolici o stupefacenti: pare che questo fenomeno abbia già causato diverse vittime, soprattutto all’estero. Adesso è la volta del “farma-party“, ovvero la festa a base di farmaci come ipnotici, benzodiazepine, anfetaminici ed antidepressivi, utilizzati per raggiungere facilmente lo sballo, magari mescolati con una buona dose di alcolici.. e una buona dose d’incoscienza verso i possibili effetti collaterali, che vanno ben al di là della sbronza del fine settimana. Non va dimenticato, infatti, che l’assunzione contemporanea di più farmaci, così come il policonsumo di sostanze diverse, non consentono di prevedere esattamente a quali conseguenze si va incontro.. L’altra novità, infine, è rappresentata dal cosiddetto eyeballing, che secondo gli esperti sta spopolando tra i giovani francesi , e che consisterebbe nel versarsi la vodka (o altri alcolici) direttamente negli occhi, con la convinzione (falsa) che l’assorbimento e l’ubriacatura siano più rapidi; al contrario, ciò che si verifica con maggiore probabilità sono i danni, a volte anche permanenti, alla cornea e ad altre parti dell’occhio. Alla base di questo nuovo comportamento a rischio ci sarebbe la volontà di sperimentare qualcosa di radicalmente diverso e sensazionale, come se alla ricerca dello sballo e del pericolo estremo non vi fosse mai fine. Del resto, l’oltrepassamento dei limiti pare essere ormai uno dei valori di punta di una certa retorica sociale del consumo sfrenato, nonché il leitmotiv di tante forme di promozione pubblicitaria.. Di questo passo, possiamo solo dire che sembra non esserci mai limite al peggio.

[fonte immagine: http://proprietaintellettuale.blogosfere.it/2010/01/di-vodka-ce-ne-una.html%5D