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ImmagineDopo le recenti polemiche sull’imminente apertura di una grande sala da gioco a Pegli, poi bloccata grazie ad una manifestazione popolare a cui avevano aderito molti cittadini ed esponenti di associazioni tra cui la Comunità di San Benedetto, in questi giorni a Genova si torna a parlare di gioco d’azzardo. A muoversi questa volta sono i ragazzi del Chico Mendes, che organizzano per il prossimo weekend del 6-7 luglio una serie di iniziative nel quartiere di Sampierdarena, una di quelle zone cittadine colpite da una massiccia diffusione di sale slot e “macchinette” nei bar. 
L’evento è stato battezzato Non giochiamoci Sampierdarena e prevede una riscoperta delle semplici e antiche forme di socializzazione di quartiere, dal torneo di cirulla (celebre gioco di carte ligure, variante della scopa) alla festa, con la proiezione di un film intitolato “Per molti euro in più”, prodotto da A. Nikakis e dal Laboratorio Sociale Buridda.

Al centro dell’iniziativa vi è l’attenzione per il dilagante fenomeno del gioco d’azzardo e delle slot machine, che, come sottolineano gli organizzatori, portano abbrutimento, emarginazione, solitudine, isolamento sociale, sino alla vera e propria dipendenza. Una piaga sociale che miete sempre più vittime e che in tempi di crisi economica rappresenta un abbaglio ed una falsa speranza a cui molti si aggrappano, pensando di poter modificare la propria condizione con una vincita, ma finendo per cadere in un circolo vizioso difficile da interrompere. 

Oggi ho deciso di proporvi un video realizzato dai ragazzi, per trattare un tema non facile come quello delle relazioni al tempo del virtuale. In particolare in questo filmato, realizzato nel 2011 nell’ambito del progetto “Peer2.0”, che ha visto collaborare l’ASL2 torinese, la cooperativa Stranidea e il collettivo Donquixote, si mostra quanto la tecnologia abbia un peso nelle vite quotidiane di tutti noi e come a volte possa divenire essa stessa fonte di dipendenza e quindi di chiusura verso l’esterno.

Il protagonista apparentemente è un adolescente come tanti altri, ma piano piano emerge il suo rapporto morboso con alcuni media come social network e videogiochi; una vera e propria centratura della propria vita sulle tecnologie, che lo porta a ignorare sempre più i propri coetanei. Questo fenomeno, che a molti potrà sembrare esagerato, non è così lontano dalla realtà, per quanto venga notevolmente enfatizzato nel video: infatti le indagini ci dicono che sono in aumento anche in Italia i cosiddetti hikikomori, ovvero quegli adolescenti o pre-adolescenti che trascorrono la maggior parte del tempo nella propria stanza, a chattare o navigare in Rete o a giocare ai videogames, costruendosi una realtà priva di contatti relazionali vis-à-vis . Di recente, specie negli Stati Uniti, si è parlato molto dello IAD, Internet Addiction Disorder, una delle nuove forme di “dipendenza senza sostanza” in cui la fonte principale della addiction è proprio la tecnologia, il Web, di cui la persona dipendente non riesce a fare a meno, sviluppando comportamenti di insofferenza o perfino di astinenza quando è costretto a stare lontano dalla Rete.

Il video aiuta a riflettere ed è ancora più apprezzabile il fatto che lo abbiano realizzato in prima persona dei ragazzi. I complimenti vanno dunque agli studenti dell’Istituto Tecnico Bodoni e all’Istituto professionale Casa di carità arti e mestieri di Torino e ai vari enti che hanno promosso questa iniziativa che possiamo a pieno titolo classificare come un ottimo esempio di prevenzione 2.0