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Dopo l’ennesima strage legata al narcotraffico, avvenuta domenica scorsa a Torreon, le vittime di questa terribile guerra risultano più di 7 mila. Dal tradizionale “regolamento di conti” tra le bande che si contendono la gestione del traffico di stupefacenti verso gli Stati Uniti si è passati ad un fenomeno che viene ormai definito dagli esperti narcoterrorismo: non vengono colpiti solo i membri di un cartello rivale, o le forze di polizia che tentano di opporsi al dominio dei narcos (per quanto siano moltissimi, invece, i funzionari corrotti delle forze dell’ordine che stringono più o meno taciti accordi con la malavita locale), si punta anche alla gente comune. La parte centro-settentrionale del Messico, luogo già disagiato da anni per l’emigrazione verso la frontiera americana e la delinquenza, è ora teatro di quella che, per il numero spaventoso di vittime, si può definire una vera e propria guerra, aggravata da massacri e torture di inaudita crudeltà.

La cartina qui sotto mostra le zone più “calde” del conflitto tra i narcos.

[Per approfondire, si veda l’articolo sulla strage su http://www.repubblica.it/esteri/2010/07/18/news/strage_messico-5666061/?rss ]

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Oggi vi propongo un nuovo videoclip, stavolta di tutt’altro genere. La canzone è “Beautiful Thieves” degli A.F.I. (A Fire Inside), il testo per la verità non è semplicissimo e le traduzioni che vengono fornite sulla Rete non sono molto precise.

Il video invece è piuttosto interessante e a mio parere può lasciare spazio a varie interpretazioni. Chi sono secondo voi i “bellissimi ladri” di cui si parla nel titolo? E come mai questo video così particolare? Proviamo a capire cosa vogliono comunicarci gli A.F.I. in questa canzone…

A proposito delle trasformazioni nel mercato e nel mondo delle sostanze, su cui ci eravamo soffermati un po’ di tempo fa, inserisco di seguito un’interessante intervista al dottor Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento Dipendenze della ASL milanese. L’intervista è stata realizzata nel giorno della presentazione del rapporto del centro previsionale “Prevo.Lab” presso il palazzo della Regione a Milano.

Come indicato da un articolo del Corriere della Sera, venerdì scorso il sottosegretario responsabile del Dipartimento antidroga, Carlo Giovanardi, ha scritto al presidente della Commissione di vigilanza Rai, Sergio Zavoli, per denunciare la trasmissione “AnnoZero” di Michele Santoro, andata in onda giovedì 25 febbraio e dedicato alla vicenda del cantante Morgan. L’ira di Giovanardi è dovuta all’atteggiamento di “propaganda della droga” che a suo dire la puntata in questione avrebbe mostrato; inoltre l’esponente del governo ha duramente criticato la mancanza, durante la trasmissione, di “uno spazio per l’informazione scientifica”, sottolineando come invece si sia portata avanti una vera e propria opera di “disinformazione”. Naturalmente le dichiarazioni hanno suscitato all’istante un vero e proprio putiferio.

Quanto a noi, ci sentiamo in dovere di esprimere un’opinione e di prendere una posizione riguardo alla polemica in atto in questi giorni, che non sembra placarsi. Da un lato bisogna sottolineare come probabilmente la puntata di AnnoZero non sia stata una delle più felici, ma abbia mostrato alcune imprecisioni (ad esempio l’intervista a Paul McCartney sull’LSD, del tutto fuori contesto, se si considera che risaliva agli anni ’60 e che il fenomeno-droga allora aveva tutt’altro significato) ed alcune cadute di stile, tra cui soprattutto il fatto di aver dato spazio ad un artista che, anche in questo caso, ha ottenuto facilmente la propria ideale vetrina. Tuttavia si deve andare al di là di queste prime considerazioni, e scendere nel merito delle polemiche subito scatenatesi, che rivelano, ancora una volta, valutazioni un po’ superficiali e scontate. Si vede il dito, e non la Luna che c’è dietro.  Viviamo in una realtà in cui le campagne pro-sostanze ed in particolare pro-alcol corrono sui circuiti televisivi a qualunque ora e su ogni canale, alla velocità di reiterate e mirate operazioni di marketing del consumo di merci.  Le droghe, illegali o legali che siano, ed il loro commercio, si ancorano a modelli di comportamento ed induzioni culturali presentate ad adulti e giovani dalle pubblicità, dai talk-show eccetera. Osservate le magie degli spot pubblicitari, osservate “Il Grande Fratello”, “Amici”, “Uomini e Donne” e così via, e potrete facilmente riscontrare tutti quei correlati socio-culturali, quelle definizioni di status, quelle cristallizzazioni identitarie che sono tanto care al consumo odierno di qualsivoglia miscela drogastica.

Ancora una volta, quindi, si dovrebbe quanto meno tentare una lettura più ampia ed approfondita del fenomeno-droga, il che non vuol dire solo dare risalto alle campagne informative (peraltro rispettabili, in alcuni casi) e agli esperti (o presunti tali) nei salotti televisivi, come vorrebbe il sottosegretario Giovanardi, ma piuttosto guardare il problema a 360 gradi, ivi compresa la logica culturale della nostra “società dello spettacolo”.