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Circa un anno fa su questo blog abbiamo segnalato il “lancio”, in Italia, di una nuova bevanda, la K-drink, a base di foglie di coca. Recentemente sul sito ilroma.net si è parlato nuovamente di questa bibita [fonte: http://www.cufrad.it/news.php?id_news=8618 ], anche se, per la verità, non lo si è fatto in modo del tutto preciso. L’azienda produttrice presenta la K-drink come una bibita con poche calorie, nessun conservante, molti aminoacidi, e tutte le proprietà “benefiche” delle foglie di coca consumate da secoli dagli indios della regione andina. Probabilmente molta pubblicità ha giocato sul possibile effetto della parola coca e di quello che può suscitare, specie nei più giovani. Se però scendiamo nel merito del contenuto effettivo della bevanda, si può dire, come si fa nell’articolo sopra citato, che “Il rischio è che “disseti” i giovani sviandoli ed avviandoli all’uso di stupefacenti” ? Se K-Drink è una droga, non lo sono meno gli altri energy drink come la Burn o la Redbull, che contengono molta caffeina, taurina, o guaranà e che associati agli alcolici hanno effetti tutt’altro che benefici. Non si sa quanto possa essere positivo accostare questa bibita al crack o alla cocaina, anche in un titolo di giornale che vorrebbe mettere in guardia sulle sue possibili controindicazioni, o in un’iniziativa politica come quella della consigliera regionale della Campania che intende affrontare seriamente il problema. Infatti il rischio è che si faccia, più o meno involontariamente, un’ulteriore pubblicità alla K-drink, attirando i giovani anche laddove si vuol fare informazione o promuovere la salute, peraltro in modo un po’ troppo allarmistico.


 

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Dopo aver parlato a lungo di alcool e di sostanze stupefacenti illegali, qualcosa va detto anche a proposito dei notissimi e sempre più diffusi energy drink, ai quali il nostro blog ha fatto riferimento in alcuni post. Certo non è facile parlare di bevande che, se non altro, hanno il vantaggio di non contenere alcool neppure in minima quantità: si è infatti portati quasi naturalmente a ritenerle bibite innocue e che, a differenza delle comuni birre o degli alcolpops (Bacardi Breezer e simili) non pongono apparentemente grandi problemi per chi deve mettersi alla guida e rischia di essere un pericolo per gli altri, oltre che per se stessi. Il fatto è che anche gli energy drink, prima di tutto, contengono sostanze psicoattive (ovviamente legali) tra cui la caffeina. Per fare un esempio, in una bevanda come la RedBull, molto conosciuta e popolare, è contenuto l’equivalente di 3-4 tazzine di caffé, una quantità di per sé sufficiente ad avere un’elevata azione eccitante sul nostro organismo. E’ documentato inoltre dalle ricerche scientifiche che un abuso di caffeina provoca nervosismo, stati di irritabilità, ansia, ed ovviamente insonnia non di rado accompagnata da tachicardia e palpitazioni. Dunque anche la presunta azione “benefica” degli energy drink consumati prima di un’attività sportiva è decisamente un falso mito.Poi c’è il pericolo di un consumo di energy drink uniti all’alcol: in questo caso la pericolosità aumenta perché tali bevande non fanno percepire la fatica, la stanchezza e la sonnolenza derivanti dal consumo di alcolici, dunque portano chi le consuma a sottovalutare i pericoli, ad esempio se deve mettersi alla guida. Infatti quella persona crederà di avere i riflessi a posto, di poter avere una piena visibilità, di saper valutare gli ostacoli, ed invece si tratterà di una pura illusione.

Ma veniamo alla diffusione commerciale di queste bevande, che oggi appaiono sempre più pubblicizzate e che fanno presa tra i giovani e non solo. Di seguito vi propongo due spot.

Il primo, non diffuso in Italia, riguarda la Burn energy drink e punta molto, come vedrete, su un tema accattivante, quello della prestazione.

Il secondo è invece più famoso ed è una delle tante pubblicità della RedBull che, come recita uno slogan divenuto classico “ti mette le ali”:

Quali messaggi vi vengono in mente analizzando questi due spot?

Da qualche mese ormai sul blog affrontiamo l’argomento delle nuove bevande quali gli energy drink e gli alcolpops, sottolineandone l’incredibile diffusione. Stando a quanto dicono le statistiche e gli articoli in materia [uno dei più interessanti è a questo link, su Drog@News], si tratterebbe di un vero e proprio boom dei consumi soprattutto tra i più giovani. Gli energy drink permettono di sopportare meglio i ritmi frenetici del ballo e dello sballo del weekend (e non solo), per via dell’elevato contenuto di sostanze quali caffeina e taurina. Proprio qui, tuttavia, si trova la loro pericolosità: tali bevande danno l’illusione d’essere più svegli, per via degli eccitanti che contengono, e soprattutto non fanno percepire immediatamente gli effetti dell’alcol. In realtà, non sono assolutamente in grado di smaltire questi stessi effetti, né di contrastarli in alcun modo. Evidentemente, ciò può rivelarsi pericoloso per chi si mette alla guida, sopravvalutando le proprie capacità e i propri riflessi appunto perché si sente più sveglio e scattante; secondariamente, il consumatore di energy drink sarà portato quasi naturalmente ad assumere poiù bevande alcoliche nella stessa serata, poiché non ne sente subito l’effetto inebriante. Se ciò non bastasse a dare un’idea dei rischi connessi all’uso di queste sostanze legali, si può ancora dire che molti di questi prodotti, contenendo elevate quantità di caffeina (in certi casi si può arrivare all’equivalente di 4 tazzine in una sola lattina) possono causare tachicardia ed aumento della pressione sanguigna, fattori evidentemente problematici per chi abbia un qualunque tipo di problema cardiaco o di ipertensione (e a volte, magari, non sa neppure di averlo!). Il pericolo maggiore, comunque, oltre che dall’abuso di tali bevande, viene dalla loro assunzione insieme ad alcolici, fenomeno davvero frequente tra i giovani. Infine, una nota che smentisce l’efficacia di prodotti come la Redbull per gli sportivi: dato che la caffeina ha anche delle proprietà diuretiche, può aumentare la disidratazione già naturalmente provocata dalla perdita di liquidi con il sudore. Eppure, i consumi dilagano, spinti da campagne pubblicitarie e denominazioni sempre più ad effetto, che, specialmente nei Paesi anglosassoni, chiamano in causa personaggi dei fumetti (Daredevil) o perfino sostanze stupefacenti (Cocaine). Vi sono Stati che hanno messo fuori commercio gli energy drink, ma qui da noi siamo ben lontani da tali provvedimenti.

Di seguito trovate uno degli spot più noti di una di queste bevande, uscito anche in Italia (la versione riportata è tuttavia spagnola):

Le statistiche dimostrano da tempo come energy drinks e alcolpops siano particolarmente diffusi tra i giovani italiani ed europei. Il mercato si aggiorna con rapidità e diffonde nuovi prodotti sempre più accattivanti, appositamente venduti in confezioni colorate ed attraenti, il cui consumo è ulteriormente incoraggiato dalla pubblicità, televisiva e non solo. Parallelamente si diffondono studi sugli effetti di queste bevande (ad esempio la conosciutissima e diffusa RedBull, contenente sostanze quali taurina e caffeina), specialmente se consumate insieme ad alcolici e superalcolici come vodka, gin, whisky o rhum. E’ di questi giorni, invece, la notizia che sul mercato italiano sta per debuttare il KDrink, una bibita analcolica a base di foglie di coca, particolarmente energetica e rinforzante. Storicamente sono noti gli usi della pianta della coca (ben diversa dai suoi pericolosi estratti illegali, come la cocaina, in quanto contiene alcun alcaloide) tra gli Incas, usi che peraltro si sono mantenuti ai giorni nostri presso molte popolazioni indios, abituate a masticare le foglie per sopperire alla carenza di alcuni alimenti e probabilmente anche per affrontare l’alta quota delle Ande. Sulla produzione, perfettamente legale a meno che non avvenga la lavorazione e la trasformazione in cocaina, di piante di coca, si è scatenata negli anni scorsi una dura battaglia, che ha visto coinvolti tra gli altri l’ex portavoce dei cocaleros ed attuale presidente della Bolivia, Evo Morales. Oggi, sotto altra forma, il prodotto sbarca sul mercato europeo, specificamente indirizzato ai giovani, per un uso che si immagina strettamente connesso al divertimento, allo sballo ed al consumo combinato con sostanze alcoliche. La Kdrink non presenta alcun rischio di tossicità, e probabilmente non contiene alcune delle sostanze normalmente presenti negli energy drink, ma forse il punto non è questo. Il problema è semmai un altro, ovvero il solito imperativo, rivolto ai giovani ma non solo, ad essere iper-attivi, frenetici, energici, scattanti, a seguire i ritmi sempre più incalzanti del nostro mondo contemporaneo, magari accompagnato dall’illusione che per essere sempre prestanti, per “far colpo” o per socializzare si debba necessariamente ricorrere ad un qualunque tipo di additivo, più o meno nocivo.

Questa mattina, durante un incontro con una classe del Majorana che partecipa al progetto, si è discusso di una pubblicità straniera, che nel nostro paese non è uscita, al di fuori del programma “La notte dei Pubblivori”. Si tratta dello spot della Pepsi Energy, assimilabile ad alcune pubblicità di alcolici per il contenuto, lo scenario raffigurato e per tanti altri aspetti.

Dai ragazzi è stata riconosciuta subito la grande forza di questo spot, che punta molto sul concetto di aggregazione, in particolare di quella forma di divertimento che corrisponde al ballare in gruppo, in discoteca o, come in questo caso, in un rave party. Parallelamente, però, sono stati considerati tutti i limiti di questa forma di condizionamento di gruppo, che spinge i singoli a cercare lo sballo a tutti i costi, in una continua e spasmodica frenesia, sostenuta dal consumo di sostanze. In questo senso gli energy drink, che contengono quasi tutti sostanze eccitanti come la caffeina, svolgono perfettamente il compito per cui sono stati pensati e per cui vengono pubblicizzati e sostenuti: permettere ai giovani di tollerare ritmi sempre più rapidi ed incalzanti, “starci dentro“. Funzione peraltro simile a quella di molte altre sostanze, ben più pericolose. Ad un certo punto dello spot, infatti, compare una X, presente anche sulla lattina, che alcuni ragazzi interpretano come un invito alla scelta, ad un metaforico “fare una crocetta” sul prodotto selezionato (spiegazione plausibile ed interessante), mentre altri ne danno una spiegazione differente: forse, ad un livello subliminale, la “X” (in inglese ex) richiama l’ecstasy, altrimenti nota come XTC, la droga per eccellenza dei rave parties appunto. Insomma, perfino un prodotto non alcolico come un energy drink può essere trattato in tutto e per tutto come un alcolico o qualcosa di più, a dimostrare ulteriormente, se ve ne fosse bisogno, che il discorso sulle sostanze non può prescindere da un’analisi ben più profonda della nostra “società dei consumi”. Infine, dagli studenti viene evidenziato un altro particolare dello spot, oltre al messaggio della  “fuga dalla luce”, quasi vampiresca, verso l’eterna notte dello sballo: la solitudine all’interno del famigerato “gruppo”, simboleggiata dal personaggio che alla fine dello spot resta solo, quando finisce la sostanza, nella totale indifferenza degli altri, che continuano a correre freneticamente.