Posts contrassegnato dai tag ‘gioco d’azzardo’

ImmagineDopo le recenti polemiche sull’imminente apertura di una grande sala da gioco a Pegli, poi bloccata grazie ad una manifestazione popolare a cui avevano aderito molti cittadini ed esponenti di associazioni tra cui la Comunità di San Benedetto, in questi giorni a Genova si torna a parlare di gioco d’azzardo. A muoversi questa volta sono i ragazzi del Chico Mendes, che organizzano per il prossimo weekend del 6-7 luglio una serie di iniziative nel quartiere di Sampierdarena, una di quelle zone cittadine colpite da una massiccia diffusione di sale slot e “macchinette” nei bar. 
L’evento è stato battezzato Non giochiamoci Sampierdarena e prevede una riscoperta delle semplici e antiche forme di socializzazione di quartiere, dal torneo di cirulla (celebre gioco di carte ligure, variante della scopa) alla festa, con la proiezione di un film intitolato “Per molti euro in più”, prodotto da A. Nikakis e dal Laboratorio Sociale Buridda.

Al centro dell’iniziativa vi è l’attenzione per il dilagante fenomeno del gioco d’azzardo e delle slot machine, che, come sottolineano gli organizzatori, portano abbrutimento, emarginazione, solitudine, isolamento sociale, sino alla vera e propria dipendenza. Una piaga sociale che miete sempre più vittime e che in tempi di crisi economica rappresenta un abbaglio ed una falsa speranza a cui molti si aggrappano, pensando di poter modificare la propria condizione con una vincita, ma finendo per cadere in un circolo vizioso difficile da interrompere. 

Annunci

ImmagineIn questi ultimi mesi si è sentito parlare molto del gioco d’azzardo come nuova piaga italiana. Le associazioni ed il terzo settore si sono mobilitati, chiedendo al Ministero della Salute un’azione diretta per contrastare questo dilagante fenomeno. I dati sono preoccupanti, descrivono il gambling come una delle nuove e più forti dipendenze; lo stesso Dipartimento Politiche Antidroga ha di recente pubblicato un manuale per il trattamento di questa patologia. Gli esperti delle varie forme di addiction stanno cercando un po’ faticosamente di fronteggiarla, in un tempo in cui sicuramente il mondo del sociale non gode di grande appoggio politico ed economico.

A volte pare di combattere una battaglia del tutto impari, quasi a volersi lanciare con le spade contro una schiera di carri armati. Basta guardarsi intorno per rendersi conto che le sale da gioco proliferano senza alcun controllo, così come le macchinette nei bar, per non parlare dei potentissimi casinò online. Se per questi ultimi è più difficile porre un freno diretto, vista l’immensità ed il potere della Rete, qualcosa si può e si deve fare per impedire che nascano come i funghi altre sale da gioco sul territorio. Basta fare un giro in alcuni quartieri genovesi, non a caso quelli più “popolari” come Bolzaneto o Sampierdarena o Rivarolo, per imbattersi in decine di questi luoghi dove si pratica l’azzardo. Se vi capita, provate a camminare in queste zone i primi giorni di ogni mese, e vedrete decine e decine di pensionati ed altri comuni cittadini andare a dilapidare in poche ore quanto hanno appena prelevato alle Poste. Non è allarmismo, ma una triste realtà.

In questo quadro realmente osceno, verso cui è impossibile non nutrire indignazione come uomini e come cittadini onesti (visto che dietro all’azzardo fanno affari svariate organizzazioni criminali, col tacito assenso dello Stato), i Genovesi devono anche assistere all’ulteriore apertura di un casinò sul lungomare di Pegli; per l’inaugurazione è stata invitata come madrina niente meno che Nicole Minetti, ex consigliere del PDL indagata dalla procura di Milano per favoreggiamento della prostituzione. Personalmente ritengo che si tratti di un grave affronto alla cittadinanza onesta e a tutti coloro che da anni si battono per affrontare le dipendenze patologiche. Il nostro impegno quotidiano viene sovente vanificato da scelte politiche ed economiche scellerate, il nostro sforzo di operatori della prevenzione si scontra con il pesantissimo scoglio di quei fantomatici “fattori di rischio”, che possiamo controllare e contro-bilanciare soltanto in parte, finché si tratta di fattori individuali, psicologici, o di contesti familiari coi quali possiamo interagire direttamente. Quando di mezzo ci sono fattori macro-sociali di questa portata, la prevenzione richiede di essere sostenuta da un’azione politica, una mobilitazione sociale senza la quale il disagio avrà sempre la meglio, e la nostra lotta quotidiana sarà persa.