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Di seguito vi propongo un’interessante intervista al rapper Fabri Fibra andata in onda qualche tempo fa a “Le invasioni barbariche”. Dalle parole del cantante, che vi invito ad ascoltare con cura, nasce un interessante dibattito che vede protagonista anche il filosofo Umberto Galimberti. Si parla di giovani, consumo di droghe (in particolare cocaina) e disagio emotivo e relazionale.

E’ notizia di alcuni giorni fa, per quanto ormai nell’immaginario collettivo non faccia quasi più notizia, se non per il sensazionalismo che ogni tanto si scatena dai media, la morte di un altro ragazzo, ucciso al Palanord di Bologna da un cocktail di alcol e droghe sintetiche. Il policonsumo si conferma come un fenomeno in costante aumento soprattutto tra i giovanissimi, tanto che ormai l’epoca delle sostanze, prese singolarmente e ricercate per i loro effetti specifici, pare conclusa da un pezzo. Questa sembra essere l’era del mix indiscriminato finalizzato ad un solo scopo: lo sballo, l’auto-alienazione dalla realtà anche solo per qualche ora. MDMA, ketamina, allucinogeni, coca, superalcolici, energy drink, in qualche caso anche eroina, vengono assunti con la precisa idea di vivere quest’esperienza di separazione da un mondo che offre ai più giovani sempre meno garanzie e speranze per il futuro. E’ la presentificazione estrema della realtà,  in cui, per la verità, si uccide anche il presente autentico, ci si nega la possibilità di viverlo veramente, senza additivi o protesi chimiche, così come ci si nega l’opportunità di relazioni e comunicazioni sociali, di divertimenti e passatempi che non siano bagnati dall’alcol o conditi da altre sostanze. Se prima il supermarket delle sostanze era organizzato per file ben distinte, ognuna ricca di prodotti per uno scopo ben preciso, oggi questo stesso supermercato conosce nuove offerte, nuove promozioni, perché il Dio-consumo esige lo shopping chimico estremo, l’abbuffata di acquisti e di consumazioni, l’eterno happy hour dove di happy c’è davvero poco, specie nelle espressioni e nelle esistenze di queste giovani vittime contemporanee.

Da quanto si può leggere sul sito Dronet.org, e dal report annuale del SAMHSA (Substance Abuse and Mental Health Services Administration), realizzato sulla base di un sondaggio su circa 45 milioni di statunitensi, sembra che il problema della depressione sia in forte aumento tra i giovani. Circa 2 milioni di adolescenti americani ha vissuto una depressione acuta nell’ultimo anno. Il 35,7% di questi adolescenti, inoltre, ha fatto uso di sostanze. Sembra esservi quindi una co-presenza dei due fenomeni, che tuttavia non colpiscono soltanto la realtà giovanile: rispetto al 2008, infatti, il consumo di stupefacenti pare aumentato dello 0,7% nella popolazione generale. Da questo punto di vista, i dati recentemente diffusi in Italia sulle droghe risulterebbero in controtendenza, benché rispetto alla Relazione annuale al Parlamento di qualche mese fa (in cui si parlava del 25% in meno di consumi) il Dipartimento Antidroga abbia poi decisamente  “corretto il tiro”. Resta un problema che nell’articolo di Dronet non viene nominato, ovvero quello dell’alcol, che almeno nel nostro Paese rappresenta l’urgenza principale con cui fare i conti.