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Secondo un recente studio dell’associazione ASAPS di Forlì, tra gli effetti più gravi del reato di guida in stato d’ebbrezza, oltre alle pesanti sanzioni, ci sarebbe perfino l’aumento dei casi di suicidio. Pare infatti che negli ultimi tempi, tra coloro che hanno provocato incidenti (specialmente se gravi) o si sono visti ritirare la patente per eccesso di alcol o consumo di stupefacenti, sia nettamente cresciuta la percentuale di suicidi per senso di colpa o depressione. Come riferisce il sito Agi.it , esisterebbe “un rischio “stigma” per i ritiri di patente legati ad alcol e droghe“, dovuto sia alla severità delle norme vigenti, sia alla disapprovazione da parte dei familiari (fattore ancor più determinante per gli adolescenti o i giovani adulti) o dei datori di lavoro. Tra l’altro, non bisogna dimenticare che, secondo le ultime modifiche al codice della strada, proprio il datore di lavoro è autorizzato a licenziare il dipendente che abbia perso la patente per guida in stato d’ebbrezza o sotto effetto di stupefacenti. Si può facilmente immaginare, quindi, che il rischio-stigma nel prossimo futuro non venga meno, anzi possa addirittura crescere, con tutti gli effetti che ne conseguono.

A questo punto viene spontanea un’ulteriore riflessione: come mai, secondo quanto riferiscono gli esperti, non esiste un analogo stigma, ad esempio, per i reati legati all’alta velocità? Con ciò non si vuol sminuire la gravità del reato sopra ricordato (che resta un problema di grande attualità), bensì si sottolinea la necessità di tener conto anche di altri comportamenti a rischio, alla guida e non solo. Viaggiare ad oltre 130 km/h in una strada del centro, come è successo in un tragico incidente dei giorni scorsi a Genova, è altamente pericoloso anche per chi non ha bevuto, eppure a volte l’enfasi dei mezzi di informazione va soltanto sul fatto che la persona alla guida abbia consumato alcolici (che peraltro costituisce un atto più che irresponsabile). Così, come nel caso del giovane che ha provocato un incidente mortale in Emilia-Romagna qualche mese fa [si veda il post https://prevenzionecsg.wordpress.com/2010/04/24/riflessioni-su-una-vicenda-di-cronaca/ ], si dà la caccia al mostro di turno o si invoca la forca. La rabbia e la disperazione possono essere legittime e comprensibili, specie laddove ci sono di mezzo delle vittime, ma se si vuole proprio cercare e far risaltare la colpa, allora sembra più corretto sottolineare tutti i comportamenti gravi e pericolosi, non solo quelli che paiono importanti in questo momento.

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Nell’incontro coi ragazzi della III ST Giorgi, questa mattina, è stata proposta la lettura di un articolo (che potete scaricare da qui), intitolato “Una vicenda delicata”. Il fatto di cronaca di cui si parla è un incidente, avvenuto lo scorso novembre in Romagna, in cui hanno perso la vita due ragazze, dopo che la loro auto era stata centrata in pieno dalla BMW di un giovane , Jonathan. Il ragazzo è stato subito accusato di omicidio colposo plurimo, oltre che ovviamente della grave infrazione di aver sorpassato in condizioni di scarsa visibilità per via della nebbia. Quel che più interessa, nell’articolo, è tuttavia l’ulteriore aggravante della guida in stato di ebbrezza: Jonathan è stato trovato positivo all’alcol-test con un tasso alcolemico di 0,6 grammi per litro. Poco al di sopra del limite di legge di 0,5, dunque. Nell’articolo il giornalista riconosce la colpevolezza e quindi la necessità di punire il giovane, ma si ribella all’abitudine della stampa o degli altri mezzi d’informazione di “creare mostri”, ossia di puntare il dito contro i folli ubriachi del sabato sera. Infatti il tasso alcolemico di Jonathan poteva essere giustificato dalla semplice assunzione di una birra media o poco più: non certo uno stato di pericolosa ubriachezza, dunque. Per di più, si chiede l’autore dell’articolo, cosa sarebbe avvenuto se all’etilometro avesse avuto, ad esempio, uno 0,49? Avrebbe avuto le stesse imputazioni (infrazione del codice della strada e omicidio colposo plurimo), ma di certo nessuno avrebbe gridato allo scandalo, perché non sarebbe rientrato nei casi di guida sotto effetto di alcol punibili per legge.

Dopo la lettura la classe ha avviato un dibattito molto vivace, in cui sono emersi alcune posizioni importanti:

  • L’attuale limite di legge secondo molti ragazzi è troppo basso
  • La recente introduzione della “tolleranza zero” per i neo-patentati appare discriminante, perché ad esempio un 18enne non può bere nulla, mentre chi ha la patente da tre anni (e non è detto che sia una persona responsabile…) può avere anche un tasso alcolemico di 0,3 o 0,4..
  • Si propone una legge molto severa, ma i controlli non sono così frequenti, o per lo meno si limitano a certi periodi dell’anno, ad esempio l’estate, e a certi luoghi (nel caso della Liguria, le due Riviere)
  • Per quanto possa essere compresa l’aggravante della guida in stato d’ebbrezza tra le ore 22 e le ore 7, chiaramente introdotta per arginare le “stragi del sabato sera”, i ragazzi osservano che anche in altre ore del giorno si beve, e per di più col rischio di guidare in strade molto più affollate. Inoltre il problema alcol è generalizzabile, riguarda anche l’universo degli adulti, non soltanto il mondo dei giovani.
  • Infine, appare discutibile il modo in cui telegiornali ed altri media trattano il problema-alcol, offrendo numerose statistiche in certi periodi, e puntando il dito contro l’emergenza del consumo tra i giovani, per poi dimenticarsi completamente di queste tematiche in altri momenti. I ragazzi rivendicano un’informazione più corretta e coerente.

Voi cosa pensate su questo tema? Vi trovate d’accordo con queste osservazioni, e con quanto scrive il giornalista?

Su segnalazione di Federica A. , studentessa di una delle classi che partecipano al progetto “Prevenzione 2.0”, inserisco un video contenente immagini piuttosto tragiche di incidenti stradali; il video mira a sensibilizzare sui rischi che si corrono quando ci si mette alla guida sotto effetto di sostanze alcoliche.