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“Dobbiamo cercare di dare un taglio alle nostre speranze di continuità […], vedere ogni situazione e istante come un’unità. Differente, indipendente. Un lavoro in corso” [D. Eggers, Conoscerete la nostra velocità, p. 160]

Con queste parole lo scrittore americano Dave Eggers descrive l’avventuroso viaggio in giro per il mondo dei due protagonisti del suo romanzo “Conoscerete la nostra velocità”. A volte è proprio la narrativa ad offrirci, più o meno volontariamente, una descrizione sociologica del presente. Eggers in queste righe coglie l’essenza del nostro tempo che tanti hanno chiamato post-moderno. L’avvento delle tecnologie ha favorito questa imperante cultura della velocità, che però non nasce con la Rete né va ricondotta alle sue ultime manifestazioni, i social network, sulle cui bacheche i vari post, messaggi, interventi si moltiplicano e si superano l’un l’altro, lasciando in realtà una traccia, ma diventando obsoleti già pochi istanti dopo che li abbiamo letti. Cosa c’entra tutto questo con la prevenzione o con la salute? Non è difficile capirlo. La velocità costringe alla performance, a sentirsi sempre impegnati a rincorrere qualcosa, in dovere di assicurare il giusto apporto prestazionale. E’ in questo quadro che si collocano da tempo i consumi in senso lato, dall’acquisto dell’ultimo modello di smartphone al sogno di un’auto nuova, sino ai consumi di sostanze e alla ricerca dei numerosi additivi che ci permettono di affrontare la nostra quotidianità.133151778-afb2f642-3a32-4a4f-a26a-fe388e02ef1c Una realtà mutata, in cui non è vero soltanto che le stesse sostanze divengono una merce, ma anche che le merci somigliano sempre più a droghe: nascono così anche le nuove dipendenze, dal workaholism del lavoro che invade il nostro cosiddetto “tempo libero”, ai disturbi alimentari, alle promesse di un gioco d’azzardo col quale si sogna la vincita che ci possa elevare dalle sabbie mobili di una vita economicamente sempre meno soddisfacente. Le “vecchie” dipendenze peraltro non scompaiono, semmai si trasformano con la comparsa di nuove droghe smart, furbe, che eludono i controlli e che si diffondono altrettanto rapidamente grazie alla Rete, oppure ravvivano consumi già noti come quello della cocaina, droga sempre più alla portata di tutti. A ciò si aggiungono le feste degli happy hour, le abbuffate alcoliche del sabato sera, gli shots da consumare al volo. La velocità è il vero imperativo sociale.

Fermarsi, per contro, pare impossibile. Arrestare questo flusso di informazioni, di inviti al consumo, questa pioggia di seduzioni pubblicitarie che ci circondano e ci attanagliano, è pura utopia. Percepiamo, come adulti responsabili delle nuove generazioni, l’incredibile velocità di digitazione dei bambini e degli adolescenti sempre più multitasking. Ma dobbiamo proprio rinunciare a creare momenti di riflessione, di condivisione, di critica? Certo, siamo costretti in qualche modo ad adeguarci ai nuovi ritmi sociali, a comprendere quella che probabilmente sarà una touch screen generation, che vive nel paradigma dello switch, del cambio rapido da uno strumento all’altro, da una pagina Internet all’altra, o tra le mille applicazioni di un tablet, di un I-Pad o di uno smartphone. SmartphoneTuttavia sarebbe un errore rinunciare in partenza a giocare la nostra partita, come allenatori che studiano il gioco dell’altra squadra, che ragionano a tavolino, che rallentano per comprendere l’avversario. Sembriamo una schiera di scacchisti contro una formazione di centometristi, ma possiamo integrare le reciproche competenze.

Come educatori, genitori, insegnanti, non possiamo limitarci però a fare l’elogio della lentezza contro la velocità imperante. Dobbiamo appunto, fermarci un attimo, nella constatazione che il nostro presente è sempre più frammentato, fatto di attimi, istanti separati, flash, spunti, tweets. A noi spetta il compito di creare connessioni, di evitare che le nuove generazioni vivano una realtà divisa in spot. A tutto ciò si aggiunge il compito educativo di promuovere la salute, intesa come benessere fisico, psicologico, sociale, in senso lato anche culturale e politico; compito ancora più difficile nell’epoca della crisi economica e di una presentificazione estrema, in cui si tende a gettare via il passato e non si ha la capacità per immaginare il futuro, e in cui i ragazzi giustamente faticano a progettare e progettarsi. E’ qui che molti scelgono di vivere esclusivamente il presente, col piede sull’acceleratore, mentre molti altri provano a ritagliarsi spazi di evasione dall’ansia, momenti di relax; per i primi ci sono sostanze che attivano, che eccitano, che rendono perfettamente performanti. Per i secondi ci sono farmaci sedativi, tranquillanti, cannabinoidi e molto altro. Sovente le due categorie si mescolano e diventano semplicemente momenti diversi della vita di una stessa persona.

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Due anni fa esposi riflessioni simili nel mio volume Fermiamoci un attimo! ed oggi quel titolo mi pare ancora estremamente attuale e funzionale a descrivere ciò che sta accadendo nella nostra società dei consumi. Allora parlai di una riscoperta della lentezza, oggi forse mi sento più propenso a ricercare una velocità controllata e a vedere noi educatori come dei “limitatori di velocità” di auto che viaggiano sempre più rapide sull’autostrada della contemporaneità. Dobbiamo acquisire scaltrezza, essere smart ben più dei nostri telefonini, siamo noi a dover riacquisire una capacità di controllo e di decisione, siamo noi a dover comprendere e a doverci prendere cura dei nostri adolescenti, senza vivere tuttavia nella preoccupazione, nell’allarmismo sociale o nell’ansia della protezione a tutti i costi. Solo così loro impareranno a navigare nel mare magnum del presente.

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Circa un anno fa è uscito nelle librerie il volume “Fermiamoci un attimo! Il blog come spazio di riflessione e promozione della salute nella tecno-era della velocità“, che racconta la storia di questo blog a partire dall’omonimo progetto, Prevenzione 2.0, sviluppato nell’anno scolastico 2009-2010 con alcuni studenti dell’Istituto Majorana-Giorgi di Genova.

Attraverso un’analisi del fenomeno del consumo di sostanze e dei profondi cambiamenti sociali avvenuti in quella che nel libro viene definita come un’epoca dominata dalla tecnologia e dall’imperativo della velocità e della performance, si va a trattare il tema del rischio in età giovanile con l’idea di una nuova forma di promozione della salute. (altro…)

La giornata di ieri, martedì 26 giugno, come molti sapranno era dedicata alla lotta alla droga. A tal proposito anche i quotidiani, sia cartacei sia online, hanno dedicato servizi ed inchieste al fenomeno delle sostanze. Una di esse, contenuta ne “La Repubblica”, sottolineava come la war to drugs sia stata finora in gran parte una sconfitta. Oggi il traffico di stupefacenti è uno dei primi business al mondo, accanto a quello delle armi e alla prostituzione. I tentativi di fronteggiare questo fenomeno si sono rivelati infruttuosi, tanto che esistono veri e propri narco-Stati, specialmente in Centro e Sud America, dove i cartelli di fatto governano il Paese e gestiscono la distribuzione mondiale. Pensiamo al Messico, dove neppure l’arresto dei grandi boss ha fermato, sinora, una guerra fratricida tra bande, i cui capi vengono puntualmente sostituiti oppure passano il comando alle loro mogli, le cosiddette jefas (capi al femminile). (altro…)

Si chiama “Le bolle d’alcol” ed è un video che mette insieme slogan, interviste e opinioni dei ragazzi: lo hanno realizzato, al termine dello scorso anno scolastico 2010-2011, gli studenti dell’Ente di Formazione professionale “Forma” di Chiavari (GE), nell’ambito del progetto “Attiv@mente”, a cura del Centro di Solidarietà di Genova e finanziato dalla Provincia. Il video rappresenta un tentativo, da parte di alcuni adolescenti, di comunicare ai propri coetanei un messaggio di prevenzione dei rischi associati al consumo di alcolici tra i giovani, in un’ottica di educazione tra pari.

Le riprese, i dialoghi, le interviste ed il tema sono stati interamente scelti dagli studenti, che precedentemente avevano partecipato ad un ciclo di incontri informativi sul tema del consumo di alcol e sostanze illegali con gli educatori del settore Prevenzione del Centro di Solidarietà di Genova, con alcuni operatori del SerT della Asl3 e della Asl4,  con la Polizia Stradale e la Polizia Postale e delle Comunicazioni.

Giovedì 9 giugno alle h. 9,30 presso la Sala del Consiglio della Provincia di Genova si terrà l’evento finale del progetto “Attiv@mente”, condotto durante quest’anno scolastico dal Centro di Solidarietà di Genova e finanziato dalla Provincia, e che ha visto coinvolti come partner la Polizia Stradale, la Polizia Postale ed alcuni operatori del Ser.T della ASL3 di Genova e della ASL4 di Chiavari. Il progetto ha riguardato la prevenzione del consumo di alcol ed altre sostanze psicoattive ed è stato realizzato in modalità di educazione tra pari, su sei Istituti della Provincia genovese: l’Istituto “Majorana-Giorgi”, l’I.P.S.S.A.R. “Nino Bergese” e l’I.I.S. “Vittorio Emanuele – Ruffini” di Genova, l’I.I.S. “Natta-Deambrosis” di Sestri Levante (GE), l’Istituto “Primo Levi” di Borgo Fornari (GE) e l’ente di formazione professionale “Forma” di Chiavari (GE).

Gli studenti coinvolti (circa 120), hanno svolto incontri in qualità di peer leader con alcuni loro coetanei (per un totale di circa 300 ragazzi) e hanno inoltre progettato i contenuti e la struttura di un sito Web, già online all’indirizzo http://www.attivamentenoi.it , e del relativo blog http://attivamentenoi.blogspot.com . Il sito, pensato in forma di Web magazine gestito da ragazzi e destinato ad altri ragazzi, rappresenta uno spazio in cui discutere liberamente di varie tematiche, dalla salute al tempo libero, dall’attualità al mondo del divertimento giovanile, mediante articoli e news, partendo dal presupposto che la partecipazione sia uno dei motori principali per la prevenzione del disagio e la promozione della salute. L’evento del 9 giugno sarà l’occasione per riepilogare le attività svolte durante l’anno e per presentare ufficialmente il sito “Attiv@mente”, alla presenza di alcune autorità tra cui il Presidente della Provincia di Genova Alessandro Repetto, l’Assessore all’istruzione e alle politiche giovanili Francesco De Simone, il Presidente del Centro di Solidarietà di Genova Enrico Costa ed il Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale Giuliana Pupazzoni. Saranno altresì presenti i partners del progetto ed i ragazzi coinvolti quest’anno. Ci sarà spazio per testimonianze, proiezioni di materiali video e per una presentazione valutativa del progetto nel suo insieme.