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Come si è detto più volte, negli ultimi anni i consumi di sostanze psicotrope sono profondamente mutati. Dalle esperienze degli anni ’60 e ’70, alla stagione dell’eroina, al trend della coca, sino ai giorni nostri, il quadro generale ha seguito varie trasformazioni: prima c’era un consumo inteso (certo erroneamente, diremmo a posteriori) come contro-cultura e protesta sociale, quindi si è aperta la fase di “doping quotidiano”, dove le sostanze, dalla coca ai farmaci, sono servite per potenziare o confermare determinate “performance” (sul lavoro, nel sesso, e così via). Oggi, seguendo le parole del dottor Riccardo Gatti, in due interviste rilasciate rispettivamente ad Adnkronos Salute e TgCom, si può parlare di una bulimia dello sballo, consistente nella ricerca ossessiva dello stordimento come piacere momentaneo, passeggero, da concentrare in una serata, per poi tornare alla vita quotidiana. In questa nuova e sempre più dissennata forma di consumo, ogni droga va bene, in un miscuglio pericolosissimo di stimolanti, allucinogeni, alcolici, droghe dissociative (ricordiamo i recenti casi di malori o decessi per la ketamina tra i giovanissimi), la cui combinazione di effetti è del tutto imprevedibile e talora letale. Non interessa nemmeno più l’effetto della singola sostanza, che sia la cannabis per rilassarsi, la cocaina per essere più attivi, l’eroina per isolarsi, o il trip allucinogeno: quello che conta è lo stordimento, la serata trascorsa oltre ogni limite, che spesso può trasformarsi in un incubo da cui non c’è risveglio. Da un lato, infatti, non si conosce l’esatta composizione chimica delle sostanze assunte (meno che mai, poi, per le droghe sintetiche), dall’altro il mix di più droghe può avere pesantissimi effetti collaterali sull’organismo, che non possono essere ragionevolmente previsti.

Ma perché c’è questa ricerca del puro stordimento? Perché sempre più ragazzi si pongono come unico obiettivo, per il fine settimana, l’ubriacatura? Esistono delle alternative?

[Fonte immagine: http://theobserver.splinder.com/post/17885995 ; interviste originali: Adnkronos.com 12 ott 2010 ; TgCom: http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo493078.shtml?1&fontsize=medium ]

Nei giorni scorsi ho ritrovato su Internet [anche grazie all’importante contributo del Centro di Documentazione Steadycam, http://www.progettosteadycam.it] il video di un’intervista di 2 anni fa al dottor Riccardo Gatti, dove si affronta il delicato tema delle sostanze con particolare riferimento alle droghe sintetiche (ecstasy e pasticche in genere) e, più in generale, al mercato, fattore da cui è impossibile prescindere quando si parla del fenomeno del consumo di stupefacenti. L’intervista tocca alcuni punti essenziali, tra i quali: la pericolosità dell’assunzione di sostanze anche al di là della dipendenza, la diffusione delle droghe sintetiche secondo vie o “rotte” diverse da quelle dell’eroina, della cocaina o della cannabis, l’imponente giro d’affari che sta dietro allo spaccio internazionale.

A proposito delle trasformazioni nel mercato e nel mondo delle sostanze, su cui ci eravamo soffermati un po’ di tempo fa, inserisco di seguito un’interessante intervista al dottor Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento Dipendenze della ASL milanese. L’intervista è stata realizzata nel giorno della presentazione del rapporto del centro previsionale “Prevo.Lab” presso il palazzo della Regione a Milano.