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Da un incontro svolto questa mattina all’Istituto Majorana, nel quale è stato proiettato un video tratto dalla trasmissione tv “Le Iene” (vedi sotto), è emersa un’interessante discussione sul mondo degli adulti e su come questi ultimi si posizionino rispetto al problema dell’alcol.

Il video ha subito suggerito ai ragazzi una riflessione sul modo in cui gran parte dei mass media trattano i giovani e gli adulti. In particolare i telegiornali e la stampa tendono , secondo gli studenti, a comunicare molti dati numerici relativi ad incidenti, infrazioni alla legge e bravate commesse dagli adolescenti, mentre il consumo di alcol da parte degli adulti sembra non ricevere altrettanta attenzione. Ciò che colpisce, riguardo a molti genitori, non è tanto il fatto che bevano alcolici (peraltro si tratta generalmente di birra o vino, ed in quantità mediamente moderate), quanto la totale inconsapevolezza dei rischi legati alla guida in stato d’ebbrezza, aspetto particolarmente evidente nel nostro Paese e meno diffuso invece all’estero.

Dal video de “Le Iene” emerge chiaramente l’ignoranza di alcuni intervistati sia rispetto ai limiti di legge vigenti (che peraltro sono oggetto proprio in questi giorni di alcuni cambiamenti), sia, soprattutto, rispetto al quantitativo di alcol sufficiente a raggiungere un certo tasso alcolemico. Questo sorprendentemente s’accompagna, secondo gli studenti, ad un atteggiamento piuttosto netto verso gli incidenti e le cosiddette “stragi del sabato sera”: moltissimi adulti richiedono provvedimenti rigidi ed inflessibili e si trovano quindi d’accordo con la severità della legge in vigore, ciò nonostante non mantengono sempre un comportamento coerente con queste affermazioni.. Insomma, sembrano emergere una certa mancanza di responsabilità ed un’evidente contraddizione da parte dei genitori.

Al di là del filmato in questione, è poi uscito allo scoperto un altro aspetto interessante. Gli studenti hanno rivelato che in generale l’argomento-alcol non viene trattato a fondo nelle discussioni in famiglia, oppure i genitori si limitano (in alcuni casi..) a fissare determinate “regole” o a dare dei consigli, invitando i figli ad un consumo responsabile o ad una totale astensione dall’alcol nel caso in cui debbano mettersi alla guida, per la sicurezza di se stessi e degli altri. Forse dai ragazzi viene implicitamente richiesto un maggiore dibattito sul problema, rispetto ad esempio alla pura imposizione di divieti o regole, che verrebbero facilmente ignorate per senso di sfida o volontà di trasgressione.

Infine, pare proprio che gli adolescenti siano sempre più soli di fronte all’innumerevole quantità di segni e messaggi che la televisione e la pubblicità fanno loro piovere addosso. Alcuni rivelano un sostanziale fastidio rispetto agli spot promozionali (“Cambio canale subito”, “Non mi interessano e non mi colpiscono”), mentre altri ne ricordano quasi a memoria i contenuti e gli slogan, segno evidente della loro efficacia e del loro potere persuasivo. Nessuno, però, riferisce di aver discusso con i propri familiari sui messaggi trasmessi da certe pubblicità: la questione semplicemente non viene sollevata.

Che fare dunque, di fronte a simili constatazioni? Continuare ad aprire spazi di riflessione, siano essi sessioni di video-training, libere discussioni e quant’altro. Questo è ciò che stiamo provando a costruire, in presenza e a distanza, con il progetto “Prevenzione 2.0”.

A proposito di alcuni temi trattati nel corso del progetto (consumo di alcol, comportamenti a rischio, sballo ecc.) ho pensato di proporvi un videoclip di un’artista abbastanza famosa del panorama musicale attuale, la 17enne Kesha. La canzone “TicToc” ha spopolato all’estero ed ha avuto un certo successo anche da noi;

Vi consiglio di guardare il video leggendo anche il testo (ricco di spunti interessanti, a mio parere). Potete trovarlo a questo link: http://www.rnbjunk.com/traduzione-testo-tik-tok-kesha-524/

Riporto in questo nuovo post i contenuti di una discussione con una delle classi coinvolte nel progetto, la III BS del Majorana, a proposito di due video che ho inserito qualche settimana fa.

Il primo di questi video, disponibile su questo blog o su YouTube, è stato realizzato l’anno scorso dalla classe II A dell’istituto Galilei ed ha per titolo “Non giocare con la droga”. Il video è stato giudicato positivamente, soprattutto è sembrato ben costruito sul piano tecnico, e dotato di una musica piuttosto accattivante. In particolare è stato apprezzato il messaggio forte, “di impatto”, benché alcuni abbiano sottolineato come esistano, in circolazione, videogiochi ancora più duri e violenti, che forse rendono maggiormente l’idea, come Total Overdose o Saints’Road. In questi videogames è possibile interpretare personaggi che ad esempio comprano droga o, sotto effetto di sostanze, commettono crudeli omicidi. A parte le profonde riflessioni possibili su simili prodotti multimediali, possiamo osservare che nei ragazzi ancora una volta prevale l’interesse per i messaggi forti, hard, o perfino “terroristici”.

Al contrario, un video come “C’è di meglio nella vita“, realizzato dalla II A del Casaregis, è sembrato carente o debole sotto alcuni aspetti. Una ragazza ha sottolineato come non sia poi così facile trovare appoggio e conforto dagli amici, e come spesso questi possano risultare spaventati ed evitare una persona che abusa di sostanze; il messaggio di fondo è stato compreso nella sua positività, però il video nell’insieme è sembrato troppo “edulcorato”. Uno studente ne ha anche sottolineato l’incompletezza, sostenendo che, pur riconoscendo che è difficile esplicitare tutte le situazioni nei tempi limitati di uno spot, alcuni momenti di crisi fisica o psicologica della protagonista si sarebbero dovuti rappresentare, per connotare il video in senso più diretto e realistico.

Potete trovare alcuni commenti dei ragazzi nei rispettivi 2 post dedicati ai video, che saranno ancora oggetto di un vero e proprio video-training nei prossimi incontri in classe.